San Giorgio in Bosco, malore stronca l’ex comandante dei vigili urbani

SAN GIORGIO IN BOSCO. Si è spento improvvisamente, a 65 anni, Primo Bergamin, ex comandante dei vigili di San Giorgio in Bosco. Lascia nel dolore la compagna Maria Rita, il fratello Napoleone con Rosanna, nipoti, cognati e amici.
Bergamin è stato stroncato da un malore nella serata di domenica: «Si è sentito male, era appena uscito per portare fuori l'immondizia», raccontano i familiari, «è rientrato, erano passate da poco le 23, e si è accasciato sul pavimento».
Con lui c'era la compagna, che lo ha subito soccorso e ha lanciato l'allarme, ma purtroppo non c'è stato nulla da fare. Chiare le circostanze del decesso, e quindi non verrà eseguita l'autopsia. Il funerale verrà celebrato nella chiesa di Onara giovedì alle 10. Il rosario sarà recitato domani, sempre nella pieve della frazione di Tombolo, alle 19.30. Dopo la messa la salma verrà cremata.
L'ex sindaco di San Giorgio in Bosco, Renato “Bobo” Miatello, lo ricorda: «Ho passato otto anni con lui, e Primo si è sempre dato da fare, ha sempre fatto il suo lavoro con gli altri collaboratori. Mi dispiace tanto, meritava di godersi la pensione». Bergamin affrontò il concorso per diventare comandante della polizia locale e lo vinse, negli anni '80.
Per alcuni anni collaborò con un'altra istituzione dei vigili del posto, ovvero Giuseppe Griggio, che indossò la divisa dal '77 al '95. Bergamin e Griggio, figure che tutti conoscevano, spesso presidiavano il traffico lungo la Valsugana e in migliaia hanno avuto modo di incrociare tra Bassano e Padova. In tanti a San Giorgio in Bosco sono rimasti colpiti dalla scomparsa del “comandante”, per tutti “Primo”, e – in un sentimento di profonda commozione ed amarezza - amano ricordare una persona «dal fisico imponente» e «che sapeva svolgere il suo compito con rigore, presidiando le regole, e – allo stesso tempo – cercando di venire incontro alle esigenze dei cittadini, specie quando seguiva le pratiche del commercio e delle sagre. Sapeva trovare soluzioni, ci conosceva, aveva un carattere in cui si mescolava l'istituzionalità del ruolo con la bonarietà dell’uomo. Insomma, era il comandante che sapeva essere anche un amico». —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








