Niente cibo da casa nelle scuole, protestano i genitori. Il sindaco: «Decisione dell’istituto»

Il disagio dovrebbe terminare con l’istituzione di una mensa. Lo sfogo di una madre di Cadoneghe: «Volevo informarvi che alle scuole dell’infanzia mia figlia, come tutti i bambini, per sette giorni non potrà mangiare la merenda. Spero vogliate trovare una soluzione»

Giusy Andreoli
Il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro
Il sindaco di Cadoneghe Marco Schiesaro

Scuole dell’infanzia: stop al cibo da casa e ritardi sulla mensa, scoppia la protesta delle merende. A Cadoneghe la serenità del nuovo anno scolastico avviato l’1 settembre si è interrotta bruscamente per una questione che sta tenendo col fiato sospeso decine di famiglie: lo stop alle merende da casa per i bambini della scuola d’infanzia. Tutto ha avuto inizio dalla lettera della dirigenza scolastica alle famiglie, dove si precisa che il servizio è di competenza del Comune ed è erogato dalla ditta vincitrice dell’appalto.

Una decisione che ha scatenato un’accesa polemica tra i genitori, preoccupati per il benessere dei propri figli costretti a rimanere a digiuno dalle 8 alle 12.30 per diversi giorni consecutivi. La protesta è esplosa pubblicamente attraverso le parole di una mamma, Rosa, che ha deciso di interpellare il sindaco Marco Schiesaro e l’assessora Sara Ranzato.

«Volevo informarvi che alle scuole dell’infanzia mia figlia, come tutti i bambini, per sette giorni non potrà mangiare la merenda. Spero vogliate trovare una soluzione», è il suo appello accorato.

Intorno alla vicenda si è subito sollevato un coro di indignazione da parte di altri genitori. C’è chi si chiede perché debbano essere i più piccoli a pagare gli errori dei grandi, chi sottolinea come le regole debbano esistere per evitare i disguidi, non per crearli. Molti si domandano perché non sia possibile reintrodurre la merenda all’interno del servizio mensa evitando così il divieto di portare cibo da casa. Qualcuno evidenzia come alle famiglie sia arrivato solo un divieto privato e personale della dirigenza scolastica, senza reali indicazioni.

Sul fronte opposto c’è chi invita alla prudenza, ricordando i rischi reali legati a intolleranze e allergie nel caso in cui i bambini scambiassero il cibo tra di loro, una responsabilità penale che la direzione scolastica non può rischiare.
Sulla delicata questione il sindaco Schiesaro ha preso la parola per replicare pubblicamente ai dubbi sollevati. «Le disposizioni sul divieto di portare cibo da fuori non sono una novità. Il sindaco non può intervenire su una decisione che spetta alla scuola, poiché si tratta di un’altra amministrazione dello Stato. Posso però assicurarvi che contatterò la preside per capire se, oltre al divieto introdotto per evitare comprensibili problematiche sanitarie, siano state previste soluzioni alternative e condivise con i genitori».

L’assessora Ranzato ha ricordato che l’origine di questo severo provvedimento è un precedente molto grave. Per garantire la massima sicurezza, la dirigenza scolastica ha eliminato il problema alla radice: «La merenda deve essere gestita esclusivamente dalla mensa».

Tiene banco anche il tema della data di avvio del servizio mensa. Schiesaro ha chiarito la netta divisione dei ruoli tra Comune e istituto scolastico: «L’appalto è già attivo e in vigore, ma l’inizio ufficiale delle mense è previsto per il 21 settembre. Come ogni anno è la scuola a doverci comunicare la data esatta di partenza del servizio che eroghiamo».

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