«Senza la vendita alimentare non è un progetto sostenibile»
«Non credo proprio che un progetto di questa portata sia sostenibile senza la vendita alimentare all’interno dell’area commerciale. Mi auguro si faccia, ma a me sembra un sogno». A stroncare il progetto del nuovo stadio è l’architetto Fabio Michelon, urbanista, noto a Palazzo Moroni perché titolare dell’incarico di progettazione della nuova strada alternativa a via Pontevigodarzere, dopo essersi occupato anche del famoso piano Pilli-Idrotermici sulla stessa area, mai realizzato per il fallimento delle imprese promotrici. Michelon è anche un grane tifoso del Padova, e già quando due anni fa spuntò il primo progetto del nuovo Euganeo presentò un’osservazione alla variante del Piano degli interventi. «Esistono esempi di stadi in cui senza alimentare il commerciale ha retto lo stesso, ma parliamo di Londra», spiega. «Nei giorni in cui non c’è la partita chi andrebbe invece in un’ipotetica area commerciale monotematica fino all’Euganeo? Credo sia veramente complicato trovare investitori disposti a mettere i propri soldi in un progetto del genere. Io mi auguro si faccia perché sarei ben felice che crescesse sia il Calcio Padova che la città, ma ho dei forti dubbi».
Dubbi legati anche ai proprietari dei terreni attorno all’Euganeo, che verrebbero inevitabilmente coinvolti nell’operazione: «Sappiamo bene che parliamo di imprenditori della grande distribuzione e quindi quando si tratta di nomi così importanti, magari anche disposti a sgambettarsi tra loro, l’amministrazione non può correre rischi né permettersi certi imbarazzi». Il riferimento è alle famiglie intestatarie di Pam, Famila e Alì. «Credo che una città media debba ambire ad un progetto più sostenibile, ma mi auguro che il presidente Bonetto non molli anche se la squadra dovesse retrocedere». —
LU.PRE.
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