Sgarbi-show contro tutti

«Arti-chic, griffe e critici: nessuno mi capisce»
A destra Sgarbi con Baratta A sinistra Elio con Vittoria Risi
A destra Sgarbi con Baratta A sinistra Elio con Vittoria Risi
Vittorio Sgarbi contro tutti. Dalle soprintendenti veneziane Renata Codello e Giovanna Damiani per le loro autorizzazioni «facili» nel nome della Biennale. Agli artisti «chic» come Anish Kapoor o Julian Schnabel che ne hanno usufruito. Alle «griffe» della moda come Prada che pretendono di dettar legge anche in campo artistico. Ai critici che non capiscono nulla per aver gridato contro il caos espositivo del suo Padiglione Italiano, con 260 artisti in progress. E la presentazione - e poi l'inaugurazione - del Padiglione si è così trasformata in una vera e propria invettiva contro il mondo dell'arte che non lo capisce.  Uno Sgarbi furibondo, ma anche amareggiato, che non ha risparmiato meppure il direttore generale del Ministero dei Beni Culturali e commissario del Padiglione Italia Antonia Pasqua Recchia, che aveva tentato di frenarlo, invitandolo a parlare della Mostra. «Quando ero sottosegretario eri una mia sottoposta», l'ha zittita Sgarbi.  Le critiche più dure Sgarbi le ha riservate alla sua ex collega Renata Codello, soprintendente ai Beni Architettonici di Venezia, per il sì al maxitubo intorno alla Basilica di San Giorgio, per l'installazione «fumosa» all'interno dell'artista indiano Anish Kapoor e per aver consentito l'esposizione di un'enorme tela di Julian Schnabel sullo scalone del museo Correr in mezzo alle architetture sansoviniane. Critica in condominio tra Codello e la collega Giovanna Damiani del Polo museale veneziano, invece, per aver consentito lo spostamento ai Giardini, per la Biennale arti visive di Bice Curiger, del grande telero del Tintoretto Il trafugamento del corpo di San Marco, dalle Gallerie dell'Accademia.  «La Codello ha sbagliato otto volte - ha detto a proposito del "tubo" per Kapoor nella Basilica di San Giorgio - non si fa, è contro la legge, l'arte, la civiltà, è contro il Palladio».  E Schnabel nella «nicchia» del Sansovino «è uno stupro - ha detto - mentre la Soprintendenza vorrebbe proibire a me di attaccare otto chiodi a un muro dell'Arsenale, che ho messo regolarmente».  «Non condivido assolutamente le critiche di Sgarbi - ha replicato la Recchia - La Soprintendenza ha fatto di tutto e di più per venire incontro alle esigenze del curatore. Ha gestito oltre 600 richieste di autorizzazione in poco tempo ed escludo categoricamente che Renata Codello abbia autorizzato scelte che mettono in pericolo il patrimonio culturale».  E in serata, anche la replica del ministro Galan: «Nonostante le intemperanze del curatore, come già annunciato, domani (oggi ndr) mi recherò a visitare il Padiglione Italia perchè ritengo sia il modo più opportuno, non solo in veste di ministro ma anche in quanto cittadino italiano, per manifestare tutto il mio rispetto verso il lavoro encomiabile svolto da dirigenti e funzionari del ministero, verso gli artisti presenti negli spazi espositivi con le loro opere e verso il denaro pubblico impegnato nel progetto».  Ma Sgarbi nel suo intervento a difeso a spada tratta la sua Mostra, attaccata un po' ormai da tutte le parti per la bulimìa espositiva che rende arduo all'Arsenale riconoscere le opee dei vari artisti (per ora 260, ma altri sono in arrivo e si annunciano rotazioni).  «Al Padiglione Italia ho portato il pensiero non gli affari - ha detto - e sono degli ignoranti quelli che hanno parlato di mostra-guazzabuglio, fiera di paese o bazar, anche se a mio avviso sono una cinquantina su 260 quelli che a mio avviso meritano di essere qui. Ma è giusto che ci siano anche gli altri, che sono stati scelti proprio per questo da altre personalità del mondo della cultura».  Poi le stilettate contro le Fondazioni Prada, Trussardi, Fendi citati decine di volte con velenosa ironia come esempi «del pensiero dell'arte che coincide con la moda», gente che ama artisti come Maurizio Cattelan «che grazie al cielo - ha affermato Sgarbi - ha deciso di ritirarsi e non fare più l'artista. Per questo esporrò nel Padiglione l'intervista con il suo annuncio di ritiro. I grandi maestri non sono quelli di cui tutti parlano, non sono quelli che si occupano di piccioni o pecore tagliate. Basta avere una H come Hirst o una K cone Kapoor per essere considerati tali».  All'inaugurazione del Padiglione Italiano di Sgarbi, anche il nudo - oltre a Elio delle Storie Tese - con due troni coperti di serpenti. A colpire l'attenzione più che il nudo maschile di un modello, quello femminile della pornostar di Pellestrina Vittoria Risi, sotto la quale, al contrario del tradizionale «non toccare», campeggia l'invito «toccami», ripetuto da un messaggio sonoro.

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