Sicurezza stradale, gli autisti dei bus contro i rider: «Più controlli sulle bici truccate»
Cisl e Cgil chiedono alla polizia locale verifiche sui mezzi utilizzati per effettuare le consegne quotidiane: «Fino a oggi solo grazie alla professionalità e all’attenzione dei conducenti non ci è scappato il morto»

Gli autisti del trasporto pubblico padovano lanciano un nuovo allarme sulla sicurezza stradale. Fit Cisl e Filt Cgil chiedono alle istituzioni, e in particolare alla polizia locale, di intensificare i controlli sui rider che effettuano le consegne in città, denunciando comportamenti ritenuti pericolosi e l’utilizzo di biciclette elettriche, in alcuni casi, presumibilmente modificate per superare i limiti di velocità previsti dalla legge.
«Fino a oggi – afferma Sandro Lollo, autista di BusItalia Veneto e sindacalista della Fit Cisl – solo grazie alla professionalità e all’attenzione dei conducenti non ci è scappato il morto e non si sono verificati incidenti con conseguenze gravissime».
Secondo Lollo, alcuni rider arriverebbero a circolare «anche a quaranta chilometri orari», zigzagando davanti a bus e tram e utilizzando spesso anche i marciapiedi.
«Li vediamo sfrecciare come serpenti nel traffico, con il rischio di investire pedoni e ciclisti. Chiediamo controlli costanti da parte della polizia locale, sia sulla regolarità delle biciclette sia sul rispetto delle norme previste dal Codice della strada».
Sulla stessa linea Andrea Rizzo, della Filt Cgil, che invita a verificare le condizioni dei mezzi utilizzati per le consegne. «È necessario accertare, come già avvenuto in altre città, che tutte le biciclette dei rider siano omologate e non alterate. Nessuno ce l’ha con questa categoria di lavoratori e nessuno vuole alimentare pregiudizi, ma le regole devono valere per tutti. In gioco c’è la sicurezza dei rider stessi, degli autisti del trasporto pubblico e di tutti gli utenti della strada».
Per Rizzo, oltre ai controlli, servirebbe anche un investimento nella formazione. «Sarebbe utile organizzare corsi di educazione stradale coinvolgendo anche le piattaforme che impiegano i rider, così da favorire una maggiore consapevolezza dei rischi».
Alla presa di posizione dei conducenti replica Mirko Romanato, segretario della Nidil Cgil, il sindacato che rappresenta anche molti lavoratori della gig economy. «La questione delle biciclette elettriche è ben nota – spiega – e da oltre un anno siamo impegnati in un’attività di sensibilizzazione. Spieghiamo ai rider i rischi derivanti dall’utilizzo di mezzi non omologati e ricordiamo che le sanzioni possono essere molto pesanti, fino al sequestro del veicolo».
Romanato sottolinea inoltre il lavoro svolto sul fronte dell’integrazione e della formazione. «Abbiamo realizzato video informativi in inglese e in urdu per raggiungere il maggior numero possibile di lavoratori e li abbiamo diffusi nelle chat dei rider. A settembre organizzeremo nuovi incontri nella sede della Cgil di via Beato Giacinto Longhin per affrontare insieme le criticità ancora aperte e promuovere una convivenza più sicura tra bus, tram, auto, biciclette e pedoni».
Sul tema, quindi, le posizioni convergono su un punto: la sicurezza. Gli autisti chiedono maggiori controlli e verifiche sui mezzi, mentre chi rappresenta i rider punta soprattutto sulla formazione e sul rispetto delle regole, nella convinzione che prevenzione e responsabilità siano gli strumenti più efficaci per evitare incidenti.
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