Tir bloccati all’Interporto denunciati gli scioperanti

PADOVA. «Siamo pronti alle denunce penali». Si aggiunge un altro livello dello scontro fra Interporto e Adl Cobas dopo le proteste del 2 novembre che hanno visto ancora una volta i lavoratori di Ellemme e gli iscritti al sindacato di base rallentare il traffico da e verso l'area degli ex Magazzini Generali. A chiarire la posizione di Interporto, l'avvocato Michele Godina dello studio associato Godina, Petti, Ferraresso che segue, assieme al collega Emiliano Troi, le vicende legali della partecipata della logistica.
«Abbiamo già presentato una denuncia penale contro ignoti per i fatti del 21 ottobre ma stiamo valutando di depositare altre denunce per i blocchi del 16 e del 30 settembre e per quello del 2 novembre scorso» spiega Godina. «Per ora si tratterà di denunce contro ignoti e sarà compito della Procura identificare i colpevoli dei reati di violenza privata, minacce, danneggiamenti, diffamazione e interruzione di pubblico servizio con il blocco dei servizi essenziali avvenuti in più occasioni. Siamo in attesa delle indagini relative all'individuazione di responsabilità specifiche e personali, e siamo pronti a costituirci parte civile in un eventuale processo richiedendo il risarcimento dei danni provocati dagli atti illegittimi contestati». Dichiarazioni che aprono un ulteriore livello di scontro fra sindacato di base e Interporto a seguito di una conferenza stampa a cui hanno partecipato ieri mattina nella sede della direzione della partecipata il direttore generale di Interporto Roberto Tosetto, l'amministratore della della cooperativa Ellemme che gestisce i servizi di facchinaggio per Pam e per una ventina di aziende presenti nel sito. «Non possiamo prescindere dal rispetto della legalità» ha dichiarato il direttore delle risorse umane e degli affari legali di Aspiag Despar, Angelo Pigatto. «Il diritto allo sciopero non può coincidere con atti delittuosi come quelli che si sono verificati. Oggetto del contendere poi è la vertenza di un singolo lavoratore che può e deve essere gestita secondo i percorsi che la legge prevede e non colpendo indistintamente attività economiche che hanno l'unica colpa di essere contigue a quella presa di mira da Adl Cobas». E i circa 20 imprenditori presenti, piccole e grandi realtà della logistica e della distribuzione, hanno espresso durante una lunga conferenza stampa la loro insofferenza verso una situazione che rischia di appesantire i conti delle loro aziende. «Facciamo trasporti di medio e lungo raggio conto terzi» ha spiegato Emanuele Artusi di Leone Trasporti, «i blocchi hanno fermato per ore camion che avrebbero dovuto arrivare a Roma, Napoli ed altrove secondo tabelle orarie stabilite dalla legge. Un ritardo di qualche ora per noi si trasforma in una consegna mancata di un giorno intero. Le penali che siamo costretti a pagare sono pesanti e rischiamo di non essere in grado di tenere in piedi le nostre aziende».
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