Traffico e sempre più camion nelle strade di Padova: «Serve un piano della viabilità»
La Provincia prepara uno studio della mobilità che manca da quasi 15 anni
Nei prossimi mesi saranno effettuati i monitoraggi in decine di strade

Dopo quasi tre lustri, con sempre più traffico, la Provincia si impone di studiare: stanziati 70.000 euro per il nuovo piano della viabilità provinciale, l’ultimo era datato 2012.
Obiettivo: capire che fare, in bilico fra strade da libro dei sogni e croniche carenze di risorse.
Nei giorni scorsi Palazzo Santo Stefano ha affidato alla società di ingegneria Technital di Verona, in raggruppamento temporaneo con Atraki sempre del Veronese, la redazione del nuovo piano.
In parallelo a Mfa Ingegneria di Mestre è stato affidato il monitoraggio del traffico veicolare lungo gli assi viari e i ponti di competenza provinciale.
Il senso dello studio
A spiegare la logica dell’operazione è il consigliere provinciale con delega alla viabilità e ai lavori pubblici, Stefano Baraldo: «Negli ultimi mesi sono pervenute numerose segnalazioni da parte di sindaci, amministratori comunali, associazioni di categoria e cittadini che evidenziano criticità legate all’aumento dei volumi di traffico, all’elevata presenza di mezzi pesanti su alcune direttrici e alla necessità di valutare nuove soluzioni per migliorare la sicurezza e la fluidità della circolazione. Per questo abbiamo deciso di avviare un’analisi approfondita e scientificamente strutturata che coinvolgerà l’intera rete delle strade provinciali».

L’ultimo piano della viabilità risale al 2012, nel frattempo è cambiato il mondo: il territorio padovano ha visto sorgere nuovi poli produttivi e residenziali, si sono registrati mutamenti profondi nelle abitudini di spostamento e si è determinata un’evoluzione del sistema logistico.
Tutti fattori che hanno alterato significativamente i flussi di traffico, rendendo obsoleto uno strumento che pure costituisce la base necessaria di qualsiasi pianificazione.
Sguardo al futuro
I tecnici andranno a predisporre modelli analitici e scenari, ci saranno rilievi sul campo e simulazioni capaci di stimare gli effetti delle future trasformazioni urbanistiche e infrastrutturali.
Non solo una fotografia dell’esistente, dunque, ma uno strumento di programmazione proiettato nel futuro.
Baraldo ribadisce il concetto: «Intendiamo costruire uno strumento che ci permetta di programmare il futuro. Conoscere con precisione come si muovono persone e merci significa poter orientare meglio gli investimenti pubblici, individuare le priorità e valutare con maggiore efficacia le richieste che arrivano dai territori».
Il piano costituirà anche uno degli strumenti conoscitivi fondamentali a supporto della redazione del nuovo piano territoriale di coordinamento provinciale, il Ptcp, assicurando coerenza tra pianificazione urbanistica e mobilità.
Il cronoprogramma
Le campagne di monitoraggio affidate a Mfa Ingegneria di Mestre seguiranno un cronoprogramma articolato: una prima fase è stata realizzata in questi giorni, prima della fine dell’anno scolastico; ci sarà poi un monitoraggio specifico sulle principali direttrici interessate dai flussi turistici estivi; quindi una seconda fase di rilevazione riprenderà a settembre con la riapertura delle scuole.
I dati raccolti sull’intera rete stradale provinciale – che si incrocia con la viabilità di livello superiore e con quella comunale – saranno messi a disposizione anche dei sindaci.
«Vogliamo fondare le future scelte infrastrutturali su dati oggettivi e non su percezioni», conclude Baraldo, «la viabilità non può essere affrontata attraverso interventi isolati o emergenziali, ma richiede una visione complessiva e di lungo periodo. La Provincia ha scelto di investire in un lavoro di analisi approfondito, capace di fornire una base tecnica solida alle decisioni che dovremo assumere nei prossimi anni».
Addio al Gra
Con l’arrivo del tram a Padova ovest, il rischio congestione è dietro l’angolo: Chiesanuova, Montà e Brusegana potrebbero trasformarsi in un gigantesco imbuto, con auto incolonnate e tempi di percorrenza da incubo.
Anche su questo nodo la Provincia ha commissionato uno studio che è di fatto l’addio al sogno del Grande raccordo anulare di Padova: si vira verso micro-interventi per salvare la viabilità del quadrante nord-ovest.
La situazione è particolarmente critica nell’area compresa tra le strade provinciali 38/72 e le strade regionali 307/308, dove i pendolari ogni giorno affrontano code estenuanti. Con l’introduzione del tram, che sottrarrà corsie alle auto in diverse arterie strategiche, il rischio è che la situazione peggiori ulteriormente.
Tra gli interventi al vaglio ci sono la realizzazione di raccordi tra strade esistenti, la costruzione di nuove rotatorie e persino l’ipotesi di un nuovo ponte.
Il record della strada del Santo
Gli studi non mancano, le soluzioni però sembrano ancora distanti. Al centro della discussione c’è spesso il collegamento fra Padova e la Pedemontana, ovvero la Valsugana e la 308, quest’ultima strategica pure per il nuovo ospedale a Padova est e per l’Interporto.
La sr 308 vede oggi il transito di circa 45.000 veicoli al giorno, 40.000 i mezzi che quotidianamente gravano invece sulla 47. Le categorie economiche poi stilano un lungo elenco di altri nodi da risolvere: il grande raccordo anulare di Padova, l’Arco di Giano, il nuovo accesso nord di Padova, il prolungamento della sr 10, il nuovo casello di Monselice in A13, la terza corsia in A13 e la quarta corsia in A4. I tentativi di capire e approfondire esistono.

Lo scorso anno Provincia e Regione hanno commissionato due studi da 80.000 euro ciascuno, uno sulla sr 308 e uno sulla Valsugana, per quest’ultima si prevedono tre scenari: quello più avanzato ha un costo stimato di circa 500 milioni.
I punti critici che verrebbero eliminati o bypassati sono quelli che oggi bloccano quotidianamente la circolazione nell’Alta padovana: Vaccarino, Curtarolo, Campo San Martino e San Giorgio in Bosco.
Code a tratti interminabili, il caos in caso di incidenti o altri tipi di rallentamenti. In tutti e tre gli scenari è previsto anche il completamento della tangenziale est di Cittadella.
I risparmi nei tempi di percorrenza sono stati quantificati: fino a 16 minuti nello scenario più costoso, mentre negli scenari intermedi si stima un guadagno tra i 5 e gli 8 minuti, con un investimento che va da 100 a 490 milioni di euro.
Per quel che riguarda il Camposampierese e la 308, esiste la consapevolezza dell’importanza strategica dell’infrastruttura, e la Regione non a caso ha incaricato Veneto Strade di approfondire il nodo del raddoppio delle corsie attraverso uno studio di fattibilità.
Ma la stima del tutto preliminare del costo dell’ampliamento dell’attuale carreggiata da una a due corsie per senso di marcia supera il miliardo di euro.
Tutto rinviato alle calende greche? In casa Lega – partito del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini – qualcuno è sbottato: «Se ci sono i soldi per il Ponte di Messina, vanno trovati anche per il raddoppio della 308».
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