Tragedia in centro: si getta dalla finestra dopo la lite con il fidanzato
Ragazza di 27 anni in via Manin: volo di due piani, è grave in ospedale. Un gesto nello shopping del sabato sera in centro

L’ingresso al civico 57 di via Manin dove abita la ragazza di 27 anni laureata in Ingegneria che ieri sera si è gettata dal secondo piano
PADOVA. Colta da crisi esistenziale, figlia di quel male oscuro chiamato depressione, una ragazza di 27 anni laureata in Ingegneria e residente in via Manin 57, ieri sera ha tentato il suicidio gettandosi dal secondo piano di un mini-appartamento che divide con il suo compagno della stessa età e anch'egli ingegnere. E' caduta capofitto sul cavedio condominiale compiendo un salto di 4 metri. Soccorsa dai vigili del fuoco e condotta all'ospedale, è stata ricoverata con riserva di prognosi avendo riportato la frattura della gamba destra e lesioni ad un polmone. E' comunque cosciente.
La ragazza (F.G. originaria di Fano), convive con F.F., nativo di Siracusa, da 8 anni. Il fatto è avvenuto verso le 18,30, nel loro appartamento. In questo tentativo di chiudere per sempre con la vita si colgono malesseri giovanili nati da quotidiane frustrazioni lavorative ed affettive che sfociano poco a poco in un inferno esistenziale. Mentre via Manin è divorata dalla febbre da shopping del sabato sera, la coppia d'ingegneri sta discutendo. Lei si lagna del proprio lavoro a Treviso che la costringe ad alzarsi alle 6 del mattino, sopportando uno stress continuo. Sbotta che ad Amsterdam, dove l'avevano assunta per un incarico appagante e remunerato, si sentiva meglio realizzata. E rinfaccia al compagno d'essere tornata a Padova non già per una scelta professionale bensì per stare vicino a lui.
In quel momento F.F. è intento a guardare la tv, mangiando pistacchi. Replica che anch'egli va a lavorare nel Padovano facendo il pendolare e che, in ogni caso, non è colpa sua se lei avverte tutto quel disagio lavorativo. E le consiglia di trovarsi una casa a Treviso. Ma lei non ci sta. I toni della discussione diventano meno concilianti. «Allora stiamo ognuno per i fatti nostri», butta lì il compagno.
La reazione della ragazza è disperata. Dalla camera da letto corre verso la finestra e si getta nel vuoto andando a cadere sul giardinetto interno in cemento. Quando arrivano i pompieri, la trovano a faccia in giù. Dolorante ma viva. Il problema è come e per dove far entrare la barella. Dopo vari tentativi, l'unica soluzione è quella di raggiungere il cavedio da via Soncin. Via Manin viene transennata.
«Ho sentito delle urla disperate, poi ho visto il giovane parlare al telefono. Non riusciva nemmeno a spiegare quello che era successo, continuava a ripetere l'indirizzo e il numero civico. Era preoccupato che i soccorsi capissero e corressero perché qualcuno si era fatto molto male». A rievocare la scena è la titolare del negozio Gabbani, al civico 51 di via Manin, una delle prime persone ad accorgersi di quanto stava succedendo. La voce del «suicidio» corre veloce tra passanti e ragazzi dello spritz, raccolti intorno ai bàcari del ghetto.
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