Tre autotrasportatori tra le bombe dell’Iran

Cavallin, Spilotros e De Luca hanno portato medicinali salvavita. Chiggiato: «Missioni che fanno la differenza per la vita delle persone»

Dario Guerra
Le foto scattate in Iran dai camionisti
Le foto scattate in Iran dai camionisti

Pochi giorni fa nell’azienda di autotrasporti Chiggiato si è celebrata una semplice ma significativa cerimonia al rientro da Teheran dei tre autisti Mauro Cavallin, Michele Spilotros e Fabio De Luca: si erano recati in quel Paese per il trasporto di medicinali salvavita.

Si sono trovati in quella terra proprio nei giorni cruciali in cui sono avvenuti diversi bombardamenti alle centrali petrolifere. «Siamo entrati nella capitale dell’Iran, Tehran», raccontano, «scortati dalla polizia e in una città blindatissima. Siamo entrati solo perché avevamo medicinali salvavita, ma non avevamo né gps, né altri sistemi di comunicazione che ci garantissero il contatto con l’Italia. Sono state 30 ore difficili, non potevamo comunicare con la nostra base e con le nostre famiglie. Per circa un giorno e mezzo siamo stati in balìa degli eventi, poi al ritorno, quasi al confine fra Iran Turchia, finalmente abbiamo ripreso le comunicazioni ed è arrivato un grande respiro di sollievo».

I camionisti in Iran
I camionisti in Iran

Continuano: «Eravamo partiti a fine febbraio – itinerario Bari imbarco fino alla Grecia, quindi veros la Turchia – e già sentivamo che la situazione di guerra era diventata pericolosa, rispetto ai giorni in cui eravamo partiti. Sapevamo che il rischio c’era tutto, specie per arrivare nella capitale. Entrati in Iran il pericolo non era così evidente, ma poi in capitale abbiamo visto da vicino quei venti di guerra, fiamme e fumo, la città che alla notte da nera per il buio diventava arancione, i colpi fragorosi dei missili, i bombardamenti e poi il silenzio spettrale che ancora rimarrà indelebile dentro di noi».

Per i tre autisti coraggiosi, che di notte dormivano dentro il loro confortevole veicolo, sono state ore difficili e di grande paura. Ma dopo il pauroso vissuto, l’abbraccio liberatorio con i familiari e, ora, il riconoscimento della Chiggiato che ha organizzato in tutta fretta un “bentornati” dopo i 4.700 chilometri, ma soprattutto per aver vissuto per quasi due giorni a stretto contatto con i bombardamenti.

E ai tre, il titolare Luca Chiggiato ha consegnato i riconoscimenti, segno di profonda stima e sincera riconoscenza per il coraggio, il senso di responsabilità e lo spirito dimostrati durante la missione svolta in Iran, in un contesto di grande ed evidente difficoltà.

«Un riconoscimento», sottolinea Luca e Camilla Chiggiato, «che vuole essere non solo un segno di gratitudine, ma anche un messaggio chiaro: il contributo umano resta al centro di ogni successo, soprattutto quando si tratta di missioni che fanno la differenza per la vita delle persone». —

 

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