Uccisa dall'uomo respinto, la comunità romena prega per Mariana

Decine di fedeli ortodossi riuniti intorno a fiori e lumini sotto le finestre della casa della giovane, uccisa dall’amico tedesco

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. La comunità romena si è riunita l'altro ieri sera per una veglia funebre sul luogo dove Mariana Caraus è stata uccisa dal tedesco Karl Christian Neumeyer, 34 anni, che un attimo dopo si è tolto la vita. Sotto una pioggia insistente, una cinquantina di persone appartenenti alla comunità romena si sono unite ai familiari della giovane per le preghiere nel rito ortodosso, religione professata dalla famiglia Caraus. Sul marciapiede, davanti al posto auto dov'era parcheggiata la Vw Golf amaranto noleggiata in Germania da Neumeyer per mettere in atto il suo folle piano, familiari e amici hanno sistemato due banchetti con fiori e lumini e una foto della vittima.

"Torna a vivere con me". Lei non vuole, lui la uccide e si ammazza
Mariana e Karl Christian felici a un gala

Dal balcone del loro appartamento, a una ventina di metri in linea d'aria, papà Vasile e mamma Viorica potranno vederli e rivolgere una preghiera alla figliola. Mariana è stata ricordata anche dal parroco di Cavino, don Luigi Boischio, durante le messe festive. Un solo accenno alle due vittime e non al tragico fatto, durante le preghiere dedicate a metà celebrazione. «Una preghiera particolare la faccio per quei due giovani morti», ha detto don Luigi, «li affidiamo alla misericordia del Padre. Desidero che capiate che non spetta a noi giudicare e che anche noi sappiamo accogliere con misericordia questo fatto».

Forse non è un caso che nel foglietto parrocchiale don Luigi abbia inserito come itinerario quaresimale della quarta domenica di avvento il «Consolare e dare speranza agli afflitti», corredando l'obiettivo con una frase del teologo e biblista Paolo De Benedetti: «La civiltà contemporanea teme gli afflitti e li sfugge perché teme il contagio dell'afflizione e non sa portare il contagio della consolazione e della speranza». Scrive il parroco: «La consolazione è una pratica di umanità che l'uomo conosce, auspica, chiede, mette in atto di fronte alle situazioni di sofferenza, di disperazione, di solitudine e di abbandono. L'arte di consolare consiste in una presenza capace di liberare compassione, nella capacità di parole sentite, di incoraggiamento e vicinanza. Si tratta di creare una prossimità, di farsi presenza accanto a chi è nella desolazione e di parlare al cuore».

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Mariana Caraus sulla copertina del suo book

Parole che possono essere interpretate come partecipazione al lutto della famiglia romena colpita dalla tragedia, alla quale don Luigi offre la chiesa di Cavino per un'eventuale cerimonia officiata da un Pope come estremo saluto a Mariana da parte della comunità locale prima della partenza della salma della sfortunata ragazza per la Romania, dove verrà celebrato il funerale e dove riposerà per sempre. In questi giorni la famiglia Caraus ha aperto la porta a tutti coloro che hanno voluto andare a porgere le loro condoglianze. Amici e colleghi di Vasile e Viorica, della stessa Mariana, ma anche vicini e compaesani. Vasile Caraus sta affrontando il grandissimo dolore della perdita dell'unica figlia con tanta dignità e contemporaneamente deve sostenere la moglie, una mamma straziata dalla perdita dell'amata figlia, che continua a chiamare, ripetutamente e disperatamente.

«Mariana avrà mai giustizia?» chiede l'amica Mirela, l'ultima persona ad aver avuto un contatto con la vittima venerdì alle 23.30, un paio di ore prima dell'omicidio-suicidio. «Credo che non l'avremo mai, ma per lo meno è stata fatta chiarezza sul suo rapporto con Karl: non era il suo fidanzato, ma un amico».

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