Ucciso da infarto sotto la doccia il dottor Arboit

TERRASSA PADOVANA. «Perdiamo un amico e un medico eccezionale, innamorato del suo lavoro e dello sport»: è unanime la commozione alla notizia della morte del dottor Massimo Arboit. Aveva 58 anni, era dirigente medico all'Usl 17 e subacqueo di lungo corso, presidente del Gruppo sommozzatori di Monselice. La morte lo ha colto di sorpresa, a casa sua a Terrassa, ieri mattina intorno alle 8. Doveva essere una giornata come tutte le altre, sveglia e colazione, poi al lavoro all'ospedale “Madre Teresa” di Schiavonia, al reparto di Medicina, dove era dirigente medico. Invece la vita di Massimo Arboit si è spezzata in un attimo, mentre si stava facendo la doccia. Ad accorgersi che qualcosa non andava è stata la figlia diciottenne, che ha sentito dei rumori dal bagno e ha trovato il padre steso a terra. I familiari hanno chiamato immediatamente i soccorsi e un'ambulanza è arrivata a sirene spiegate. Per ben 40 minuti medici e infermieri hanno tentato di rianimare Arboit, ma non c'è stato niente da fare. Nel casale immerso nel verde in fondo a una laterale di via Madonna, dietro al Santuario di Terrassa, è calato il silenzio. Il corpo del medico è poi stato trasportato nell’obitorio dell'ospedale di Schiavonia, poco lontano dal suo luogo di lavoro.
Il dottor Arboit era dirigente medico di lungo corso all'Usl 17. Lavorava nella divisione di Medicina ed era responsabile dell'Unità operativa semplice di Medicina d'urgenza. Era specialista in Medicina dello sport e appassionato di immersioni. Lascia due figli ancora giovani, Pierluigi di 22 anni e Aurora di 18, e la compagna Luigina. Si divideva tra il lavoro di medico e l'impegno nel Gruppo sommozzatori di Monselice, di cui da tre anni era presidente. Sul lavoro era molto stimato e apprezzato, per anni si era occupato proprio di Medicina dello sport e dello screening dei giovani atleti. Era stato anche medico sportivo dell'Aurora calcio a Conselve. Era un esperto sommozzatore da più di trent'anni, istruttore a livello federale della Fipsas, la Federazione italiana pesca sportiva, attività subacquee e nuoto pinnato, e possedeva una lunga esperienza proprio nella medicina in ambienti straordinari, come il salvataggio in mare. In ospedale si occupava soprattutto di medicina d'urgenza, ecografia vascolare e interventistica. Era stato organizzatore delle procedure di emergenza nei reparti di Medicina interna e istruttore di casi clinici in urgenza. Come ricorda commossa una sua paziente «aveva fatto della sua professione un mezzo per salvare gli uomini». La notizia della sua scomparsa è stata accolta con sgomento e commozione tra i colleghi di Medicina a Schiavonia: «È proprio vero che se ne vanno sempre i migliori» osserva chi ha lavorato al suo fianco «mancherà ai suoi pazienti e a coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo». A farsi portavoce del dolore dei colleghi è la direzione dell'Usl 17: «La sua scomparsa improvvisa ci ha colpito profondamente: l'Azienda perde un eccellente medico, stimato per le sue doti non solo professionali ma anche umane». La data del funerale non è ancora stata fissata.
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