L’Università di Padova stanzia 10 milioni per i ricercatori precari

Sono 42 i milioni destinati, in tre anni, al reclutamento del personale. La rettrice Mapelli: «Il post-Pnrr sarà un passaggio delicati ma abbiamo lavorato per consentire a quasi tutti i ricercatori di restare in ateneo»

 

Matteo Bernardini
Il Cortile nuovo del palazzo del Bo
Il Cortile nuovo del palazzo del Bo

 

Ricerca in pericolo? Sul dibattito legato ai fondi del Pnrr proprio per la ricerca, dopo le parole del dg dell’ateneo, Alberto Scuttari, ora interviene anche la rettrice, Daniela Mapelli, sottolineando come i soldi arrivati dall’Europa abbiano «rappresentato per l’Università di Padova una grande opportunità, che abbiamo scelto di cogliere con convinzione, investendo in modo particolare sulle persone e sulla qualità della ricerca L’ingresso di nuove ricercatrici e nuovi ricercatori ha contribuito a rafforzare in modo significativo il lavoro scientifico del nostro Ateneo, ampliando competenze, ambiti di indagine e capacità di collaborazione internazionale».

E dal rettorato arrivano quindi i numeri che riferiscono come su poco meno di 347 milioni di euro ricevuti, quelli destinati al reclutamento del personale ammontano a 42 milioni di euro in 3 anni. Sono circa 130, infatti, le posizioni finanziate di ricercatore a tempo determinato attraverso il Pnrr.

L’Università è intervenuta con uno stanziamento di 10 milioni di euro per la proroga biennale di tali contratti a cui ora si aggiungono i fondi del piano di reclutamento straordinario del ministero dell’università e della ricerca per l’entrata in ruolo di ricercatrici e ricercatori. Per quanto riguarda la ricerca - appunta il rettorato - nel solo 2025 l’ateneo ha ottenuto finanziamenti (non relativi a Pnrr) pari a circa 150 milioni di euro.

«Siamo naturalmente consapevoli che la fase successiva alla conclusione dei finanziamenti Pnrr rappresenta un passaggio delicato - aggiunge la rettrice Mapelli - Proprio per questo, non abbiamo considerato questa esperienza come un momento isolato, ma come un’occasione da trasformare in prospettiva».

«Abbiamo lavorato con anticipo, costruendo strumenti e percorsi che consentano alla quasi totalità di ricercatrici e ricercatori di potersi giocare concretamente la possibilità di proseguire il proprio cammino all’interno dell’università e del sistema della ricerca».

«Si tratta di un impegno che richiede visione, ma anche senso di responsabilità. Perché significa accompagnare percorsi, valorizzare competenze e creare le condizioni affinché il lavoro avviato non si interrompa, ma possa evolvere e consolidarsi nel tempo. Il nostro compito non è limitarsi a gestire le contingenze, ma costruire continuità, investire sulle persone e rafforzare la qualità della ricerca».

I ricercatori

I ricercatori, però, tramite il loro coordinamento “Corda” lanciano l’allarme ribadendo la preoccupazione per il futuro dei neoassunti; posizioni entrate in ateneo proprio grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza: «i posti a tempo determinato a Padova hanno avuto un salto impressionante da 477 del 2021 ai 724 del 2023, all’apice del Pnrr. Ma si tratta di posizioni precarie, dipendenti dall’immissione straordinaria di fondi Pnrr. Con i tagli imposti nelle ultime finanziarie non c’è nessuna speranza di stabilizzazione per queste figure precarie».

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova