Vendemmia sui Colli Euganei, cinghiali divorano fino al 20 per cento dell’uva
Produzione in calo del 12%, ma vini di qualità e vendite all’estero tengono. Tra le sfide siccità, raccolta anticipata e danni della fauna selvatica

Una produzione stimata in calo del 12% rispetto alla media degli anni passati, ma vino di qualità e esportazioni in crescita del 6,5%. La vendemmia sui Colli Euganei lascia segnali positivi e problemi da affrontare: siccità, raccolta sempre più anticipata e cinghiali che in alcune zone hanno mangiato fino al 20% dell’uva.
A illustrare il bilancio stagionale è stato Vincenzo Gottardo, consigliere provinciale delegato all’agricoltura, che ha riunito gli attori principali del settore.
Il Padovano conta oltre 8.000 ettari di vigneti, circa 3.000 sui Colli. Gianluca Carraro, presidente del Consorzio di tutela dei vini dei Colli Euganei, invita alla prudenza sul calo: «Il dato ufficiale emergerà dalle dichiarazioni che i vari produttori presenteranno entro qualche giorno. In pianura le rese si sono sostanzialmente mantenute, in collina sono diminuite».
La raccolta
La vendemmia è iniziata ai primi di agosto, oltre dieci giorni prima del consueto, ed era quasi conclusa a metà settembre. Prima le uve per gli spumanti, poi il Fior d’Arancio e infine i rossi. «Quando iniziavano le scuole cominciava la vendemmia, oggi è già finita», racconta Roberto Lorin, presidente Coldiretti Padova.
Caldo e siccità cambiano il lavoro nei campi. I produttori hanno protetto i grappoli dal sole, conservato l’umidità nel terreno e raccolto l’uva alle quattro del mattino. Il risultato sono uve sane e vini ricchi di profumi, capaci di migliorare nel tempo. Terreni e fresco notturno hanno aiutato le viti e protetto l’uva.
«Non voglio immaginare i Colli senza vino», dice Luca Bisarello per Cia. «L’agricoltura, oltre a creare prodotti di qualità, presidia il territorio e l’ambiente». Chiede piccoli bacini per conservare acqua, manutenzione di fiumi, fossi e canali, protezioni contro la grandine e meno ostacoli burocratici. Gli invasi dovrebbero servire sia a contenere le piene sia a irrigare quando non piove. Lorin avverte: «Potremmo vedere la viticoltura di collina spostarsi dove si può avere acqua, quindi verso la pianura».
Carraro propone permessi più semplici per la trivellazione dei pozzi e aiuti economici adatti alle aziende collinari: «I nostri viticoltori stanno resistendo. Serve qualche aiuto anche esterno». L’abbandono dei vigneti danneggerebbe lavoro, paesaggio e turismo, favorendo malattie delle piante. Servono ricerca con università e vivai e varietà resistenti a caldo e siccità. Confagricoltura chiede inoltre assicurazioni più adeguate contro i danni del clima e degli animali.
Vendite e turismo
«L’enoturismo fa da volano per intercettare nuovi mercati», sottolinea Lisa Loreggian, intervenuta per Confagricoltura. Nei primi otto mesi l’export cresce del 6,5% in valore. I rossi segnano +8% negli Stati Uniti e in Canada, il Fior d’Arancio piace in Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, il Serprino trova spazio in Giappone e Corea del Sud.
Contano qualità e prezzo, profumi del Moscato giallo, varietà dei vini, visite in cantina e giovani che rinnovano le aziende familiari. «Nessuno può copiare la storia dei nostri vini con l’intelligenza artificiale, senza un’esperienza dal vivo e diretta». Il mercato premia le bollicine e cerca vini meno alcolici, mentre molti rossi faticano e il caldo può far aumentare le gradazioni. Carraro punta sul nome doc “Colli Euganei” per promuovere i rossi: la modifica delle regole attende l’approvazione da parte del ministero competente.
Cinghiali e risorse
Gli animali mangiano uva e danneggiano reti, muretti e terreni. «I 2.000 prelievi non sono sufficienti», dice Lorin. Chiesti più controlli, recinzioni finanziate e risarcimenti rapidi. Carraro propone più catture: «Vogliamo trappole che lavorano 24 ore al giorno». Anche i caprioli mangiano i grappoli, ma i loro danni sono più difficili da dimostrare. Lorin apre a un’addizionale regionale Irpef modulata: «Se non ci sono soldi, proviamo così le risorse, da concentrare in parte anche sull’agricoltura».
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