Videro la morte sulla Concordia «Un milione di risarcimento»

Chiedono un milione di euro per aver visto la morte in faccia. Per aver partecipato ad una vacanza tragica, da film dell’orrore, che ha segnato le loro vite. Per sempre. La famiglia Paluani di Padova era a bordo della Costa Concordia, la nave da crociera che è naufragata il 13 gennaio 2012 all’isola del Giglio. Claudio Paluani aveva deciso di festeggiare i 35 anni di matrimonio ed assieme alla sua amata famiglia era salito a bordo della nave assieme alla moglie Ornella Sturz e ai figli Valentina e Nicolò. «La ragazza è rimasta appesa alla Concordia per ore» racconta l’avvocato Targa che assiste la famiglia «sono scesi con l’ultima scialuppa a disposizione. Quello che hanno vissuto non è nemmeno pensabile».
Il processo.
La procura di Grosseto ha fissato l’udienza preliminare per il comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio, abbandono di nave. Oltre a Schettino sono a processo per vari profili di reato, gli ufficiali in plancia Ciro Ambrosio e Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, l'hotel director Manrico Giampedroni e il capo dell'unità di crisi di Costa Crociere, Roberto Ferrarini. «Chiederò che Costa Crociere venga citata come responsabile civile», dice l’avvocato Targa, «l'udienza si terrà il 15 aprile prossimo al Teatro Moderno di Grosseto ed avrà una durata prevista di circa dieci giorni. L'orientamento delle difese è in generale volto alla richiesta di risarcimenti ispirati al concetto di “danno punitivo”, istituto poco noto nel nostro sistema ed in effetti di origine anglosassone. Si tratta di un istituto che comunque contempla l'elemento moltiplicatore della gravità della condotta del responsabile ed è tendenzialmente in grado di sostenere pretese orientabili al milione di euro» aggiunge il legale dei Paluani «che sia particolarmente grave e riprovevole quanto posto in essere dal comandante Schettino nel caso di specie, pare del resto fuori discussione. Conseguenza della quantità di danneggiati e di tali entità di pretese pro capite è la necessità di richiedere sequestro conservativo dei beni di Costa Crociere».
La crociera da brivido.
«Quando c’è stato l’urto, che abbiamo sentito nettamente, eravamo nella sala teatro, mentre mio fratello era rimasto in cabina» racconta Valentina «inizialmente pensavamo fosse un effetto speciale, invece ben presto abbiamo capito che non lo era. Dall’altoparlante ci invitavano alla calma, si ipotizzava un guasto. Risalendo in cabina ho incontrato mio fratello che ci era venuto a cercare. Dall’altoparlante ci invitavano a tornare nelle nostre stanze». «Io avevo ricevuto il salvagente poco prima dell’incidente» aggiunge il padre «visto che nella nostra cabina ce n’erano solo tre. L’equipaggio a mio parere ha fatto del suo meglio, ma era chiaro che erano in attesa di ordini precisi che dal comandante non sono mai arrivati».
Claudio Paluani ricorda i momenti (durati più di un’ora) tragici di quando sono saliti sulla scialuppa che poi si è incastrata. «Ci siamo aggrappati al parapetto, abbiamo iniziato a scendere a scossoni, poi siamo risaliti un po’. Finalmente la barca ha toccato il mare, poi tutti nell’isola ci hanno soccorso». Non dimenticheranno facilmente le persone che hanno visto scivolare in mare, i morti. Ora chiedono giustizia, per chi non c’è più e anche per la loro esperienza. «Siamo scesi a terra un’ora e mezza dopo Schettino, un particolare inaccettabile. Noi eravamo dal lato opposto all’isola del Giglio, vedevamo il mare aperto. Il ricordo è molto vivo, un particolare di quelle drammatiche ore riaffiora sempre. Ogni giorno. L’attesa di tre ore appesi ad una scialuppa non si può dimenticare facilmente. Siamo tutti seguiti per quell’episodio da uno psicologo e questo ci ha aiutato parecchio» prosegue Claudio.
I morti furono 32.
La sera del 13 gennaio 2012, la nave, che stava effettuando una crociera nel Mediterraneo con partenza da Civitavecchia e scali previsti a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari e Palermo, ha urtato alle 2.42 il più piccolo degli scogli delle Scole, situato a circa 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo e causando 30 morti, 2 dispersi e numerosi feriti.
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