«Mosche e odori sgraditi»: i vicini contro il santuario dei cavalli. Scattano i controlli

Una coppia presenta esposti verso l’attività del rifugio Brigante a Villafranca Padovana. Il titolare: «Noi in piena regola»

Cristina Salvato
Una panoramica del luogo, con le case affacciate sul prato che ospita gli animali
Una panoramica del luogo, con le case affacciate sul prato che ospita gli animali

Sono giorni di grande preoccupazione al rifugio equino Brigante di Villafranca Padovana: da alcuni mesi una coppia di vicini si sta accanendo contro la struttura, lamentando presenza di odore e mosche e presentando continue lamentele ed esposti in municipio. Venerdì pomeriggio un tecnico comunale e un’agente di polizia locale si sono recati al santuario dedicato ai cavalli maltrattati a prendere le misure e controllare che tutto sia in regola.

L’esito del sopralluogo è ancora sconosciuto ma il suo fondatore, Leonardo Fabris, non nasconde la preoccupazione: se dovessero mandarli via, che fine farebbero i cinque cavalli attualmente ospitati? «A luglio proprio il Comune mi aveva assicurato che tutte le mie autorizzazioni erano in regola», dichiara Leonardo, «invece pochi giorni fa si è fatto vivo l’ufficio tecnico facendomi sapere che, a partire dal luglio scorso, i due confinanti si sono recati in municipio decine di volte per segnalare o denunciare le attività del rifugio. In particolare ora non contestano più la nuova recinzione o le deiezioni, ma proprio la presenza dei cavalli stessi. Pertanto l’ufficio tecnico ha ripreso in mano le numerose Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) che abbiamo presentato in Comune e ha rilevato, a suo dire, una distanza dalla zona residenziale non conforme alla normativa. Ovviamente ho obiettato dicendo che avendo presentato le Scia all’ufficio tecnico abbiamo i permessi in regola, oltre ovviamente ai permessi dell’Usl veterinaria, ma non è bastato. Non capisco tutto questo accanimento».

Ad accogliere i dipendenti comunali erano presenti anche alcuni amici di Leonardo e i volontari del rifugio, insieme a due residenti che vivono proprio accanto ai vicini che hanno sporto denuncia. Questi ultimi hanno voluto testimoniare con forza che dalle proprie finestre non avvertono alcun odore sgradevole e che non riscontrano in casa la presenza di mosche o di altri insetti fastidiosi. Leonardo si è rivolto a un legale per farsi aiutare a seguire l’esito della vicenda.

Il rifugio, che prende il nome da uno dei primi cavalli che vi è stato ospitato e che è venuto a mancare, esiste dal 2016 e nel 2022 ha ottenuto il riconoscimento di ente no-profit. Il suo scopo è di accoglie cavalli ed equidi, spesso destinati alla macellazione perché non più produttivi, dando loro una nuova vita, curandoli e garantendogli un luogo sicuro in cui vivere gli ultimi anni. Attualmente vi sono ospitati cinque cavalli: Lulù, Sissi, Mela, Lily e Tom. Hanno a disposizione cure, mele di cui sono ghiotti, un prato in cui brucare e galoppare e soprattutto tanto amore. 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova