«Mosche e odori sgraditi»: i vicini contro il santuario dei cavalli. Scattano i controlli
Una coppia presenta esposti verso l’attività del rifugio Brigante a Villafranca Padovana. Il titolare: «Noi in piena regola»

Sono giorni di grande preoccupazione al rifugio equino Brigante di Villafranca Padovana: da alcuni mesi una coppia di vicini si sta accanendo contro la struttura, lamentando presenza di odore e mosche e presentando continue lamentele ed esposti in municipio. Venerdì pomeriggio un tecnico comunale e un’agente di polizia locale si sono recati al santuario dedicato ai cavalli maltrattati a prendere le misure e controllare che tutto sia in regola.
L’esito del sopralluogo è ancora sconosciuto ma il suo fondatore, Leonardo Fabris, non nasconde la preoccupazione: se dovessero mandarli via, che fine farebbero i cinque cavalli attualmente ospitati? «A luglio proprio il Comune mi aveva assicurato che tutte le mie autorizzazioni erano in regola», dichiara Leonardo, «invece pochi giorni fa si è fatto vivo l’ufficio tecnico facendomi sapere che, a partire dal luglio scorso, i due confinanti si sono recati in municipio decine di volte per segnalare o denunciare le attività del rifugio. In particolare ora non contestano più la nuova recinzione o le deiezioni, ma proprio la presenza dei cavalli stessi. Pertanto l’ufficio tecnico ha ripreso in mano le numerose Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) che abbiamo presentato in Comune e ha rilevato, a suo dire, una distanza dalla zona residenziale non conforme alla normativa. Ovviamente ho obiettato dicendo che avendo presentato le Scia all’ufficio tecnico abbiamo i permessi in regola, oltre ovviamente ai permessi dell’Usl veterinaria, ma non è bastato. Non capisco tutto questo accanimento».
Ad accogliere i dipendenti comunali erano presenti anche alcuni amici di Leonardo e i volontari del rifugio, insieme a due residenti che vivono proprio accanto ai vicini che hanno sporto denuncia. Questi ultimi hanno voluto testimoniare con forza che dalle proprie finestre non avvertono alcun odore sgradevole e che non riscontrano in casa la presenza di mosche o di altri insetti fastidiosi. Leonardo si è rivolto a un legale per farsi aiutare a seguire l’esito della vicenda.
Il rifugio, che prende il nome da uno dei primi cavalli che vi è stato ospitato e che è venuto a mancare, esiste dal 2016 e nel 2022 ha ottenuto il riconoscimento di ente no-profit. Il suo scopo è di accoglie cavalli ed equidi, spesso destinati alla macellazione perché non più produttivi, dando loro una nuova vita, curandoli e garantendogli un luogo sicuro in cui vivere gli ultimi anni. Attualmente vi sono ospitati cinque cavalli: Lulù, Sissi, Mela, Lily e Tom. Hanno a disposizione cure, mele di cui sono ghiotti, un prato in cui brucare e galoppare e soprattutto tanto amore.
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