West Nile, salgono a 11 i casi nel Padovano: nove contagi in due settimane
L'Usl 6 Euganea monitora l'aumento dei contagi da West Nile: 11 casi da aprile, di cui nove registrati nelle ultime due settimane e due con forme neuroinvasive. Segnalato anche un cavallo gravemente infetto nella Bassa Padovana

La West Nile ha iniziato la sua corsa estiva. Sono infatti nove sugli 11 complessivi - registrati a partire dallo scorso aprile - i casi rilevati negli ultimi quindici giorni. Due soli, al momento, gli episodi gravi al punto da provocare sintomi neuroinvasivi. Non solo: a questi si aggiunge anche l’infezione di un cavallo che ha riportato la malattia in forma grave.
I dati
I numeri, freschi di stampa, arrivano dal dipartimento di prevenzione dell’Usl 6 guidato dal dottor Luca Sbrogiò: «Fortunatamente, ad oggi siamo lontani dai dati dell’estate del 2022 quando cominciammo a vedere i primi casi già a maggio e a fine stagione arrivarono a toccare le tre cifre», spiega, «tuttavia, il fatto di essere arrivati a 9 casi nel giro delle ultime due settimane ci conferma che sta circolando e che siamo nel pieno della diffusione di un virus che ormai è autoctono».
Il cavallo
Tra i casi rilevati, anche quello di un cavallo, che costituisce uno dei serbatoi terminali del virus che viene trasmesso dalla tradizionale zanzara (culex): «È successo il 10 luglio nella Bassa», racconta Sbrogiò, «il cavallo presentava una sintomatologia neurologica abbastanza caratteristica, si presentava soporoso e non aveva il controllo delle gambe. Il veterinario privato che l’ha visitato ha quindi allertato il servizio dell’Usl per ulteriori indagini. Sono stati eseguiti dei prelievi che sono stati inviati allo Zooprofilattico delle Venezie prima e a quello di Teramo poi per la conferma».
Si è così avviato un iter complesso di sanità pubblica: «Sono stati eseguiti anche dei sopralluoghi per verificare che il cavallo non fosse tenuto in un’area in cui c’erano ristagni o larve, con un ulteriore monitoraggio per assicurarsi che non ci fosse anche un caso umano, a quel punto avremmo avuto un cluster e questo avrebbe comportato un intervento di disinfestazione, cosa che fortunatamente non si è verificata. E anche il cavallo ora sta meglio».
I casi
Risolto l’episodio specifico, prosegue invece la sorveglianza che vede la conta dei casi sia umani che animali, la verifica sulle trappole per le zanzare - con numeri di infezione molto più bassi del 2022 quando il 70% degli insetti era infetto -, indagini sui donatori di sangue e sugli uccelli deceduti. «I numeri, come detto, sono in crescita, anche a causa del gran caldo», prosegue il direttore del dipartimento di prevenzione dell’Euganea, «e i fattori di rischio aumentano in presenza di ristagni. La cosa positiva è che ormai siamo a fine luglio e le giornate hanno già cominciato ad accorciarsi, cosa che incide sui cicli riproduttivi delle zanzare. Non solo: la sorveglianza dei Comuni è migliorata e anche noi, come dipartimento, siamo sempre all’erta».
Particolarmente esposta l’area della Bassa dove il connubio tra il contesto rurale, la presenza di corsi d’acqua e una certa consuetudine a trascorrere molto tempo all’aria aperta anche nel caso di anziani fragili, in assenza dell’uso di repellenti e di coperture favoriscono le punture di insetto.
Ma non c’è solo la West Nile: tra le infezioni registrate in provincia, ad oggi, anche un caso di Toscana virus e di encefalite da zecca, con un padovano infettato nel Bellunese.
Virus di importazione
E se la West Nile è sotto controllo, a preoccupare, con l’arrivo delle vacanze di agosto, sono soprattutto i virus di importazione, a partire da Dengue - cinque i casi da inizio anno, tutti su turisti di rientro da paesi tropicali - e Chikungunya: entrambi sono trasmessi dalla zanzara tigre, l’insetto infetto, trasmette poi il virus da uomo a uomo.
«L’anno scorso nel Veronese hanno avuto centinaia di casi e sono andati avanti fino alla fine di settembre», spiega Sbrogiò, «per quanto ci riguarda, siamo riusciti a tamponare subito il caso di Dengue, ma ora con l’aumento dei viaggi è importante che le persone prestino grande attenzione, proteggendosi quando sono all’estero, e rivolgendosi al medico quando, una volta tornate, sviluppano le cosiddette febbri estive che potrebbero essere sintomo di infezione da uno di questi virus. La diagnosi è importante anche per intervenire con le disinfestazioni».
Minacce internazionali
Archiviata definitivamente l’allerta Hantavirus, dopo la quarantena a Padova del medico sudafricano, ora i fari della prevenzione sono puntati su Ebola: «In Congo la situazione è molto grave, hanno superato i mille casi», sostiene Sbrogiò, «pertanto è necessaria una particolare attenzione. Fortunatamente quelle non sono zone turistiche, per cui non ci sono grandi flussi da monitorare, si tratta più che altro di persone che si muovono per missioni umanitarie. E infatti a giugno in provincia abbiamo gestito la quarantena di una cooperante che aveva avuto un ruolo nell’assistenza delle persone malate.
Una volta rientrata è stata presa in carico allo Spallanzani e poi ha fatto la quarantena nel Padovano. Ma quello di Ebola per noi è un capitolo tutt’ora aperto. Del resto, questa è una provincia molto grande, con il suo milione di abitanti: quando succede qualcosa, è facile che capiti qui. Ecco perché non abbassiamo mai la guardia».
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