La strage di Trebaseleghe. La verità dalle carte processuali: un papà che aveva scaricato ogni responsabilità sulla ex

Alessandro Pontin era stato denunciato perché non versava neppure i 200 euro mensili per i due figli. La segnalazione ritirata quando ha saldato tutto
BASCHIERI - FOTOPIRAN - TREBASELEGHE - SEQUESTRO IN CASA SANT'AMBROGIO
BASCHIERI - FOTOPIRAN - TREBASELEGHE - SEQUESTRO IN CASA SANT'AMBROGIO
TREBASELEGHE. La verità della tragedia resterà di sicuro per sempre un segreto nella testa di Alessandro Pontin. Oggi quel che resta da fare è tentare di capire che cosa abbia spinto l’uomo a massacrare i suoi due figli con una modalità così cruenta che fa rabbrividire. Nessuna patologia psichiatrica, almeno apparente. E nessun dissidio con l’ex moglie Roberta Calzarotto così lacerante da far ipotizzare una vendetta pianificata nei confronti della mamma di Francesca e Pietro. 
 
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L’attenzione degli investigatori, coordinati dal pm Sergio Dini, si sta concentrando sui rapporti tra Pontin e i figli: che cosa era accaduto fra di loro? Forse una lite magari esplosa in tutta la sua gravità sabato tanto da far covare all’uomo una rabbia diventata furia omicida? O magari i due ragazzi avevano sofferto della separazione tra i genitori e mal sopportavano la presenza di un’altra donna da sei mesi accanto a quell’uomo che, almeno sulla carta visto l’accaduto, era il loro padre? O, ancora, Pontin viveva con frustrazione la sua situazione di estrema difficoltà economica con un recente lavoro da parquettista che gli aveva consentito di saldare gli arretrati per il mantenimento dei figli, appena 200 euro mensili? È forse questo senso di fallimento ad averlo spinto non solo al suicidio ma addirittura a quel gesto criminale nei confronti di Francesca e Pietro? 
 
Alessandro Pontin e Roberta Calzarotto si erano separati 8 anni fa arrivando poi al divorzio: il giudice aveva affidato i figli alla madre, per anni infermiera all’ospedale di Camposampiero ora in servizio al Siad (Servizio di assistenza domiciliare), tornata a vivere ad Arsego, frazione di San Giorgio delle Pertiche, con i genitori che l’aiutavano a seguire i ragazzi.
 
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Il padre aveva diritto di visita a fine settimane alternate (i ragazzi andavano da lui) e durante le vacanze. L’assegno di mantenimento era stato stabilito in 200 euro mensili, somma molto bassa decisa in base alla dichiarazione dei redditi di Pontin che aveva lasciato un lavoro fisso da tempo. Ed essendo falegname, lavorava a chiamata ultimamente come parquettista dedicandosi alla riflessologia e ai cosiddetti trattamenti olistici.
 
A partire dal primo lockdown, tuttavia, non aveva più versato nulla scaricando sulle spalle dell’ex moglie l’integrale responsabilità di seguire Francesca e Pietro ma anche il peso economico del loro sostentamento. Così Roberta aveva denunciato l’inadempienza del papà in un esposto consegnato ai carabinieri che lo avevano trasmesso in procura.
 
Qualche mese fa Pontin era riuscito a lavorare con una certa stabilità saldando tutto l’arretrato e cominciando a pagare almeno quella minima cifra. Secondo quanto accertato a dicembre Roberta Calzarotto aveva rimesso la querela e i rapporti sarebbero tornati più normali. Non è che tra l’uomo e l’ex moglie, con la famiglia di lei, non ci fossero problemi. Tuttavia non sembravano tensioni particolari anche se il 49enne appariva un uomo un po’ strano.
 
Oggi il pm affiderà l’incarico dell’autopsia sui tre corpi: sarà utile per ricostruire ogni sequenza del duplice omicidio e capire che cosa è davvero accaduto. Poi inevitabilmente il fascicolo finirà in archivio “per morte del reo”. Resterà solo il dolore infinito per le due vittime innocenti. —
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