Riapertura tribunale Bassano, il presidente degli avvocati di Treviso: «Nuovi uffici dannosi, semmai alcuni andrebbero accorpati»
Diego Casonato, presidente Ordine degli Avvocati di Treviso, ha promosso un sondaggio tra gli iscritti: solo il 3% favorevole

Avvocato Diego Casonato, lei presiede l’Ordine di Treviso. Gli avvocati del distretto si sono già espressi compattamente sul nuovo tribunale di Bassano.
«Abbiamo fatto un sondaggio nel 2023: su 2.150 iscritti, soltanto 65 si sono detti favorevoli alla riapertura. Appena il 3%. Il dato parla da solo. E dimostra una posizione largamente condivisa da parte degli addetti ai lavori. Si sono espressi in modo contrario anche i magistrati e questo è significativo. Il fatto è che abbiamo una situazione critica quanto a copertura di magistrati e di personale amministrativo».
Critica quanto?
«Ci sono i dati recenti sulle carenze di organico a Treviso. E dunque: la scopertura di magistrati è del 15%, quella degli onorari del 35%, degli amministrativi del 34%, dei giudici di pace addirittura del 56%, degli amministrativi dei giudici di pace del 44%. Di ufficiali giudiziari ne manca il 40%. Quanto ai giudici di pace di Conegliano siamo al 50% e di amministrativi c’è una carenza del 40%. Dati che parlando di situazioni di collasso».

Questi sono i numeri di Treviso. Come può impattare la riapertura di Bassano?
«È probabile che molte persone, se più comode a Bassano, chiedano il trasferimento. E quando si bandisce un concorso non si può certo limitare la partecipazione delle parti interessate. Insomma c’è il timore di una fuga di personale a seguito di richieste di trasferimento: in questo modo si rischia di indebolire anche gli altri tribunali tra cui appunto quello di Treviso».
La contrarietà verte dunque sul problema degli organici?
«Rischiamo di perdere personale aumentando le carenze di organico. E questo vuol dire che la giustizia potrebbe subire importanti ritardi nei procedimenti».
Tuttavia, per contro, si guadagna in giustizia di prossimità, come ha rilevato il governo nella relazione di accompagnamento al disegno di legge.
«Quando ho iniziato, 40 anni fa, c’erano le preture di Asolo, Castelfranco, Conegliano e Vittorio Veneto oltre che di Treviso. E funzionavano. Quando furono tolte eravamo tutti preoccupati. Successivamente sono state create le sezioni staccate e i giudici di pace, mentre ora è praticamente tutto concentrato a Treviso. E nessuno si lamenta, si è trovata la soluzione. Il Covid ha poi portato a modifiche sulla trattazione dei processi. Le udienze in presenza si stanno riducendo notevolmente, quindi non c’è più l’esigenza di spostarsi come un tempo. I depositi degli atti vengono fatti telematicamente e le cancellerie risultano meno impegnate di una volta da questo punto di vista. Discorso che vale anche per gli ufficiali giudiziari. Infine le reti stradali sono migliorate, con le distanze ridotte. Obiettivamente non vedo particolari necessità per avere la giustizia sotto casa. L’importante invece è che essa funzioni. E c’è anche un altro aspetto che incide sul suo funzionamento».
A cosa si riferisce esattamente?
«Le nuove normative hanno creato una serie di incompatibilità tra giudici. E se ci sono pochi giudici fai fatica a formare i collegi, ci sono le impugnazioni. E i giudici dovranno essere cercati altrove. Insomma, abbiamo il timore di rallentamenti che mettano in difficoltà magistrati e cittadini».
Il distretto di competenza di Treviso si ridurrebbe in modo abbastanza significativo, con il trasloco di 20 Comuni al tribunale di Bassano.
«Sono Comuni abbastanza vicini a Bassano. Il centro di maggiori dimensioni è Castelfranco che è equidistante rispetto a Treviso e a Bassano».
Sintetizzando i diversi aspetti, pertanto, come valuta il disegno di legge governativo?
«Una scelta in controtendenza rispetto al panorama della giustizia di oggi e rispetto a quella del futuro: a mio avviso molti uffici dovrebbero essere accorpati anziché crearne altri. Noi diamo dei dati che devono far riflettere sia avvocati che cittadini che avranno i disagi».
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