Un compagno per ciascun bimbo, come fare una scelta consapevole
Dal cane al coniglio, ecco come innestare un nuovo importante elemento all’interno del nucleo familiare

Adottare un animale quando si ha un bambino non è semplicemente “fare un regalo”, ma innestare un nuovo importante elemento nel nucleo familiare. È un’esperienza trasformativa che, se guidata dalla consapevolezza, modella il carattere del bambino, insegnandogli l’empatia e il senso del dovere. Tuttavia, affinché questa unione sia fruttuosa, serve una pianificazione che vada oltre l’entusiasmo iniziale.
La decisione di accogliere un animale deve nascere da un desiderio condiviso degli adulti, i quali rimangono i primi responsabili del benessere della creatura.
I benefici
I benefici per il bambino sono però straordinari e comprendono, innanzitutto, lo sviluppo dell’empatia: imparare a leggere il linguaggio non verbale di un cane o di un gatto aiuta il bambino a sintonizzarsi sui bisogni altrui. Ancora, riduzione dello stress: è scientificamente provato che accarezzare un animale abbassa i livelli di cortisolo.
Un animale è anche palestra di responsabilità: prendersi cura di un altro essere vivente trasforma il concetto astratto di “dovere” in un gesto concreto d’amore.
Il compagno ideale
Non esiste l’animale perfetto in assoluto, ma esiste il compagno ideale per il temperamento di ogni piccolo umano.
Si parte da considerazioni generali: affidarsi a un medico veterinario può aiutare notevolmente la famiglia nel percorso di scelta e cura. Ad esempio, per un bambino vivace e dinamico l’animale consigliato è il cane: ideale per giochi all’aperto e corse, canalizza l’energia in attività fisica.
Diversamente, per un bambino riflessivo e calmo il gatto sarà più indicato: la relazione si basa sull’osservazione e sul rispetto dei silenzi e degli spazi.
Ancora, per un bimbo curioso e metodico si consiglia il porcellino d’India, animale che richiede una routine precisa di pulizia e alimentazione; è socievole ma delicato. Infine, in presenza di un bambino sensibile e timido, è preferibile puntare su un coniglio, un animale preda che insegna la pazienza e la dolcezza estrema per guadagnare fiducia.

Le regole
Per far sì che l’adozione non si trasformi in un peso, occorre stabilire delle regole ferree fin dal primo giorno a partire dal rispetto degli spazi: il bambino deve imparare che la cuccia o la lettiera sono “zone sacre”. Se l’animale si ritira lì, non va disturbato. Il bimbo deve inoltre imparare il linguaggio del corpo: va spiegato che una coda che scodinzola non sempre significa gioia e che un gatto che muove la punta della coda è irritato.
Il coinvolgimento deve essere graduale: un bambino non può gestire un cane da solo. Può però avere l’incarico di riempire la ciotola dell’acqua ogni mattina o di spazzolare il pelo sotto supervisione. L’errore più comune è delegare interamente la cura del pet al bambino – «l’hai voluto tu, ora pulisci tu» – perché questo approccio genera risentimento verso l’animale.
La strategia vincente è l’affiancamento, ovvero il genitore deve funge da modello, guidando il bambino in questo nuovo impegno che non deve essere gravoso né fatto controvoglia.
Vedere il papà o la mamma che si prendono cura dell’animale anche quando sono stanchi insegna al bambino che la responsabilità non è un’opzione legata all’umore del momento.
Con il tempo, i compiti diventeranno autonomi, e il bambino scoprirà la gratificazione più grande: la gratitudine silenziosa e incondizionata di un amico che lo ama per quello che è.
Adottare con consapevolezza significa capire che non stiamo solo prendendo un animale per il bambino, ma stiamo regalando al bambino l’opportunità di diventare un adulto migliore. —
In collaborazione con l’Ordine dei Medici Veterinari di PadovaI
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