Zanellati ricarica il Cittadella: «L’infortunio è alle spalle, ora mi riprendo la porta»
L'estremo difensore granata: «Sono carico e motivato, voglio tornare esattamente da dove avevo lasciato i compagni. Il nuovo allenatore Musso merita questa occasione in panchina»

Il vero, primo grande acquisto del Cittadella per la nuova stagione non arriva dal mercato, ma direttamente dall’infermeria. Alessandro Zanellati è pronto a riprendersi le chiavi della porta granata dopo il lungo stop forzato iniziato a dicembre. L’importanza del suo rientro è certificata dai numeri: con Zanellati a fare la guardia ai pali, il Cittadella nella prima parte di stagione aveva blindato la porta per ben 9 volte, posizionandosi ai vertici della categoria per clean sheet; nel girone di ritorno, senza di lui, la difesa ha vacillato, terminando appena 4 gare a porta inviolata.
Come stai?
«Bene, il recupero è da considerarsi completato. Ovviamente all’inizio bisognerà gestire i carichi di lavoro, ma ho la fortuna di avere davanti l’intero ritiro estivo per rimettermi in sella nel modo migliore. L’obiettivo è essere in campo per la prima giornata di campionato».
Facciamo un passo indietro a quel maledetto infortunio. Cos’era successo esattamente?
«Si è trattato di una lussazione gleno-omerale, un infortunio che ha richiesto la ricostruzione di tutta la parte tendinea della spalla. Per il ruolo del portiere è quasi un intervento di routine, anche se nel mio caso c’era qualche interessamento particolare in più. Fortunatamente tutto è andato secondo i tempi previsti. L’operazione è perfettamente riuscita e sono stato seguito benissimo dai professionisti di Fisio & Sport, dove ho svolto la riabilitazione. Mi sono confrontato con alcuni colleghi, come Alfonso, e ho guardato anche al percorso di Provedel della Lazio, a cui era successa la stessa cosa a febbraio. Nel male, a livello di tempistiche è stato meglio che sia capitato a gennaio piuttosto che a marzo o aprile, evitando di trascinarmi l’incertezza del recupero a ridosso del nuovo campionato».
Nel frattempo, in casa Cittadella sono cambiate diverse cose, a partire dalla guida tecnica. Si aspettava il divorzio da Iori, che l’aveva voluta qui?
«Sinceramente no. Dal punto di vista umano mi dispiace moltissimo, perché gli ero davvero molto legato. Credo comunque che sia stata una scelta presa in piena condivisione tra lui e la società. Se hanno ritenuto che questa fosse la strada giusta, io mi fido ciecamente: lui è un allenatore giovane, con ottime idee e che conosce l’ambiente; la società negli anni ha sempre ottenuto grandissimi risultati e sa cosa fare».
Al suo posto è stato promosso Musso.
«Sono felicissimo per lui, è una bellissima occasione. Abbiamo la fortuna di avere a che fare con una persona fantastica, con la quale si è creato un bel legame. Ha idee e già l’anno scorso ha dato un contributo importante nella preparazione delle partite e degli allenamenti. Ora spetta a noi metterlo nelle migliori condizioni per lavorare bene, cercando di creargli meno difficoltà possibili in quelle che per lui saranno novità, come la scelta diretta della formazione o la gestione strategica della gara. Dobbiamo tutti metterci in mostra e dare il massimo».
Che impressione ha del Cittadella che sta nascendo sul mercato?
«Positiva. Sono stati fatti acquisti di categoria, elementi di esperienza che sanno come si affrontano le insidie di questo campionato. Poi gli obiettivi precisi li fisserà la dirigenza, ma io sono venuto a Cittadella per vincere e credo ci siano tutte le condizioni per farlo».
Chi è la favorita?
«Il Brescia ha dimostrato già l’anno scorso di avere tutte le carte in regola per arrivare in fondo: ha una società solida, una grande tifoseria e ottimi elementi. Ma attenzione alle outsider: il Treviso è una piazza storica che sta allestendo una bella squadra, e realtà come Trento o Renate sono anni che lottano stabilmente per le posizioni alte della classifica. In ogni caso, non dobbiamo sottovalutare nessuno».
Stai seguendo i Mondiali?
«È il calcio a cui tutti noi aspiriamo ed è una grande fonte di motivazione. Mi fa molto piacere vedere portieri più esperti mettersi in mostra, come Vozinha con Capo Verde o lo stesso Bounou con il Marocco. Al tempo stesso, mi auguro che nei prossimi anni escano sempre più portieri giovani e rampanti a livello globale, per valorizzare la scuola che, in questo ruolo, si sta sviluppando tantissimo ovunque».
Hai notato evoluzioni tecniche nel ruolo?
«Anche ai Mondiali vediamo come oggi si cerchi sempre di più il portiere dotato tecnicamente, capace di impostare e avviare l’azione. È un valore aggiunto importante, ma spero non si sottovaluti la prima, vera funzione del nostro ruolo: il portiere deve innanzitutto saper parare. Bisogna trovare il giusto bilanciamento tra le due cose».
Mondiali a parte, come sono andate le vacanze?
«Sono stato in Sicilia con la mia fidanzata. Ne avevo bisogno, sono stati mesi davvero tosti. Ora sono carichissimo: per me questa stagione rappresenta infatti una vera e propria rivincita personale. Voglio riprendere esattamente da dove avevo lasciato».
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