Calcio Padova, Ulivieri promuove Calabro: «È l’uomo giusto»

L’ex tecnico biancoscudato: «Per la panchina il Ds Mirabelli non poteva scegliere persona più adatta». Ma avverte: «La B è una brutta bestia, uno dei tornei più complicati d'Europa»

Marco Zorzo
Renzo Ulivieri
Renzo Ulivieri

Garantisce Renzaccio. La scelta del Padova di affidare la panchina ad Antonio Calabro piace tantissimo a Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori calcio (Aiac), nonché direttore della scuola allenatori della Figc a Coverciano. Tra, l’altro, per una stagione e mezza (febbraio 2004-giugno 2005) ha guidato il Padova, in Lega Pro.

Ulivieri, come va?

«Bene, grazie, caldo a parte».

Sensazioni di Calabro sulla panchina biancoscudata?

«Positivissime. È molto bravo, sotto tutti i punti di vista; meticoloso sul piamo tecnico e tattico».

Insomma, il Ds Mirabelli non poteva scegliere meglio l'uomo a cui affidare il nuovo corso del Padova?

«Direi proprio di sì. Ha una profonda conoscenza del calcio: capisci immediatamente con chi hai a che fare. Ma non solo».

Vale a dire?

«Perfetto anche sotto il profilo umano: empatico, che ha la capacità di immedesimarsi negli altri, che poi è il gruppo di giocatori che deve allenare».

Un Padova ancora in corso d'opera: impossibile dare un primo giudizio?

«Meglio aspettare il primo settembre, ovvero la fine del mercato. Tuttavia mi sembra che il nucleo storico sia rimasto quasi tutto, Insomma, la base di partenza mi pare buona».

Che serie B sarà quella che prenderà il via tra un mese e mezzo?

«Il solito campionato: indecifrabile. Lungo, spesso stressante; nel quale rischi di trovarti in apnea, nella zona calda, ma anche fai presto a risalire, con un filotto di risultati. Puoi ritrovarti a lottare per qualcosa di importante. Questa è la serie B, uno dei tornei più complicati che si giocano in Europa».

La scelta del Padova di escludere Papu Gomez dal progetto tecnico come la vede?

«Non spetta a me dare giudizi in merito alla questione, anche perché non conosco la dinamica dei fatti. Naturalmente per il Padova è una scelta logica e come tale va rispettata. Su questo non ho alcun dubbio».

Parlava di una B indecifrabile: perché?

«Basta guardare chi è retrocesso in C nell'ultima stagione: piazze importanti; lo Spezia 12 mesi fa ha perso una promozione in A che non sanno ancora come hanno fatto. Poi il Bari, chi l'avrebbe detto ad agosto dello scorso anno. Quindi Pescara e Reggiana: insomma, ce n'è davvero per tutti i gusti. La B è una brutta bestia, date retta a uno che la consce bene».

Con due promozioni importanti, tra l'altro.

«La prima con la Sampdoria: diciamo che sono stato il precursore di un ciclo d'oro, con Mantovani presidente. Poi al Bologna, con il quale sono partito dalla C e siamo arrivati in Europa. Ma considero un po' mia pure quella del Vicenza».

Ma c'era Guidolin in panchina.

«Vero, ma 7-8 undicesimi sono gli stessi che erano stati promossi in B con il sottoscritto. E qualcuno ha poi vinto pure la Coppa Italia nel 1997 a spese del Napoli. Questa è storia».

Il suo ricordo di Padova?

«Sono stati 16 mesi vissuti intensamente. Ho imparato molto da qual gruppo di giocatori: diciamo che è stata un'esperienza costruttiva. Ricordo il povero Antonioli, il mio capitano, scomparso troppo giovane un anno fa. Ma non solo».

 

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