Compleanno del calcio Padova, mille tifosi sul Liston e cori contro lo stadio
Il Padova festeggia 116 anni tra memoria biancoscudata e futuro: la festa in centro città, il corteo dei tifosi e la maglia celebrativa e i cori contro lo stadio

Alla fine sono andati davanti a Palazzo Moroni e, guardando la facciata d’ingresso, lo hanno urlato con tutta la voce in corpo: «Euganeo stadio di m».
Un migliaio di tifosi hanno festeggiato questa sera in centro l’anniversario di nascita del calcio Padova, fondato nel 1910 in piazzetta Garzeria, dove c’è una targa a ricordarlo. Proprio in quel luogo, davanti alla parete dell’attuale negozio Mango, con quella statua d’intralcio temporaneo denominata “Il bacio di Giuda”, si è disposta la squadra del calcio Padova in divisa scura per una fotografia celebrativa. Poi spazio ai selfie con i tifosi, qualche battuta al volo, pochi minuti e via. I tifosi biancoscudati, in gran parte gli ultras, hanno festeggiato a modo loro.
Il corteo
Riempiendo piazza Cavour con sciarpe biancoscudate, con alcuni bandieroni che già si vedono allo stadio, e lanciando cori slogan di supporto alla squadra. Qualche mortaretto, un finale pieno di fumogeni, un abbozzo a fuochi d’artificio: nell’insieme una festa composta, sotto controllo, con quel finale di rabbia corale contro lo stadio Euganeo e i suoi lavori infiniti alla curva ultras.
Che dovrebbe finalmente aprire ad aprile dopo una lunga gestazione, e che ha portato questi tifosi la scorsa stagione ad una clamorosa protesta, riportata a livello nazionale: sciopero del tifo casalingo per tutta la stagione. Che poi è stata la stagione che ha visto il Padova dominare il campionato e tornare così in serie B, dove adesso deve sudare parecchio per rimanerci. Palazzo Moroni illuminato, i tifosi rivolti alle finestre del sindaco, i cori di disprezzo totale verso lo stadio che, ad essere sinceri, anche con la nuova curva non sarà un granchè: tuttavia è questo lo stadio che abbiamo, e bisognerà farci pace.
A proposito di sindaco, Sergio Giordani ha partecipato solo alla parte iniziale della festa, quella organizzata in via del Santo nel negozio di magliette sportive Second Hand: qui, con il presidente del club Francesco Peghin, l’ad Alessandra Bianchi e i giocatori Papu Gomez e Crisetig, e dall’allenatore Andreoletti, è stata celebrata la vecchia maglia con il simbolo del Gattamelata, quella delle serie A e degli anni del sindaco che ha pure ricordato che quel logo fu disegnato da Ferruccio Ruzzante. Domenica una maglia celebrativa simile a quella della serie A sarà indossata dal Padova contro il Monza, e chissà che porti bene.
I cori contro lo stadio
Dopo le foto di rito nello spazio magliette, la festa dei 116 anni è continuata nelle piazze. Srotolato il bandieroneultras insieme ad altri, come quello di Educazione Padovana che richiama quella celebre Educazione Siberiana raccontata da Nicolai Lilin, scritto re russo che ha anche vissuto a Padova qualche anno. Molti i curiosi, i passanti, gli interessati a questa disposizione ultras nel cuore della città: quasi tutti vestiti di scuro, con cappellini o sciarpe targate Padova, qualche birra in mano, qualche sigaretta, tanta voce per cantare.

Da piazza Cavour in piazzetta Garzeria per finire davanti a Palazzo Moroni. Sempre cantando: il momento più caloroso è stato quando gli ultras hanno intonato “Ma quando torni a Padova” diventato l’inno del club, canzone di cui l’indimenticato cantante padovano Umberto Marcato sarebbe ancora fiero, perchè quella canzone è diventata una fotografia dell’anima della città da portare in giro per l’Italia.
Alla fine, dunque, la protesta contro lo stadio Euganeo, definito più volte una «M», aggiungendo poi (nota politica) un altro coro:«Voi siete rossi di m.». Insomma, sempre questa parola con la emme a raccontare con un giudizio definitivo il pensiero collettivo di quei tifosi che più dimostrano una legame forte con la squadra della città.
Non si è vista la famiglia Banzato, nè il patron Alessandro nè il figlio vicepresidente Giovanni. Che sia scelta o necessità, poco cambia: la famiglia Banzato si è presentata la settimana scorsa alla città con un atteggiamento serio e rigoroso, e prendere un impegno con la squadra di calcio della propria città non è una sfida di poco conto. E’ desiderio, il loro, di contribuire ad una crescita non solo sportiva, ma anche economica e sociale. Il calcio Padova sta entrando in una nuova fase della sua lunga storia
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