Calcio, il Padova inizia l’era Calabro: «Due anni di ambizioni»

Il nuovo ciclo del Padova parte nel giorno del Patrono, per l’ex tecnico della Carrarese contratto fino al 2028. Peghin: «Con lui vogliamo toglierci grandi soddisfazioni»

Marco Zorzo
Antonio Calabro con Francesco Peghin all'Euganeo
Antonio Calabro con Francesco Peghin all'Euganeo

Il Padova annuncia Antonio nel giorno del Santo. L’Antonio (Nicola altro suo nome di battesimo) in questione fa di cognome Calabro, ovvero il nuovo tecnico dei biancoscudati. Nel baby comunicato (ma non c’era bisogno di aggiungere tante cose), il club di viale Nereo Rocco conferma che l’allenatore ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2028. E senza andare tanto a ritroso, c’è da dire che il tecnico pugliese, nativo di Galatina (Lecce), che compirà 50 anni il prossimo 10 agosto, nelle ultime tre stagioni ha guidato la Carrarese, costruendo all’ombra delle Alpi Apuane che dominano proprio Carrara, un piccolo-grande miracolo calcistico.

Arrivato in Toscana al posto dell’esonerato Alessandro Dal Canto (pure lui ex allenatore del Padova 15 anni fa, arrivato alla finale playoff per salire in A, 0-0 e 2-0, con il Novara del padovanissimo Marco Rigoni), con gli apuani al quarto posto. Promossi in cadetteria dopo ben 76 anni nella doppia finale playoff con il Vicenza, sconfitto 1-0 nella gara di ritorno allo Stadio dei Marmi. E mantenendo poi per due stagioni in B i gialloazzurri.

Intendiamoci, la sua gavetta, soprattutto a livello dilettantistico, il nostro l’ha fatta, eccome: Eccellenza, e serie D prima di approdare in una panchina di Lega Pro e poi della cadetteria; ma approfondiremo l’argomento nei prossimi giorni. Comunque sia, la scelta dell’ufficialità di Calabro proprio nel giorno di Sant’Antonio, è arrivata ad hoc, visto che il nuovo condottiero del Padova, voluto, cercato e ingaggiato dal diesse (nonché responsabile dell’area tecnica) Massimiliano Mirabelli, è particolarmente devoto al famosissimo Santo, tra i più amati al mondo, tra l’altro.

Il nuovo tecnico biancoscudato è sempre stata la prima scelta per il dopo-Brera, su questo non ci sono stati mai dubbi. Come ha confermato il presidente Francesco Peghin. Che ricorda, oltretutto, una data ben precisa: 13 giugno 1980, spareggio per salire in C1 tra Padova e Trento al Bentegodi di Verona, colmo di oltre 20mila cuori biancoscudati, perso ai rigori dopo il 2-2 dopo 20 minuti infuocati.

Questo il Peghin-pensiero su Calabro: «Certamente una decisione presa dal direttore Mirabelli, che ci ha trovato tutti d’accordo, compresa la famiglia Banzato, con Alessandro, nuovo azionista di maggioranza dallo scorso gennaio, in testa. E la scelta di ufficializzare il suo arrivo proprio oggi (ieri, ndr) è stata puramente voluta. Oltretutto, la squadra nel giorno del raduno, da tre anni, passa per la Basilica prima di salire in ritiro. Ormai è diventata una tappa praticamente irrinunciabile da parte nostra».

Nel giorno dell’investitura di Calabro, il presidente Peghin non dimentica comunque i suoi predecessori. Sono parole al miele, quelle rivolte a Matteo Andreoletti e a Roberto Breda. «Il primo di ha riportato in serie B, dopo un lunghissimo testa a testa con il Vicenza, l’anno scorso. E dobbiamo dire che in avvio di stagione non eravamo certamente i favoriti rispetto ai cugini vicentini. Poi, nel campionato terminato poco più di un mese fa, le cose non sono andate come speravamo e pensavano, soprattutto alla luce di un ottimo girone di andata.

Quindi il mese abbondante vissuto in panchina, al fianco dell’allenatore trevigiano. A cominciare proprio alla trasferta di Pasqua a Frosinone: non andata bene (2-0, ndr), ma poi le tre vittorie decisive all’Euganeo, con le reti segnate proprio sotto la curva Sud, contro Empoli, Reggiana e Pescara, superate tutte 1-0, con gol nei finali di contesa, dopo sfide cuore e batticuore. Insomma, un pensiero per questi due allenatori lo dobbiamo. Ma d’ora in avanti pensiamo alla nuova stagione, che dobbiamo vivere con la prospettiva di ottenere nuove soddisfazioni». Chiaro e limpido, il messaggio del presidente biancoscudato.

 

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