Calcio Padova, complimenti per i 25 punti ma adesso valgono zero

Si riparte sabato con il girone di ritorno, e non esistono rendite di posizione, solo l’opportunità di dimostrare di essere cresciuti e la consapevolezza di giocarsela con tutti

Leandro Barsotti

Venticinque punti. Il Padova chiude bene il girone d’andata e si ferma un attimo a guardare indietro. C’è il traguardo appena lasciato alle spalle, sudato, conquistato passo dopo passo, partita dopo partita. E poi c’è l’altro traguardo, quello che ancora non si vede ma si intuisce, là in fondo, avvolto nel mistero delle domeniche che verranno, diviso tra opportunità e potenziali ostacoli.

Essere a metà dell’opera tuttavia è il momento più insidioso. Perché la prima metà l’hai già scritta, conosci ogni virgola, ogni sudore versato. La seconda invece è una pagina bianca che ti fissa, ti sfida, ti ripete cose sai ma che è bene ripetere, ovvero che nel calcio niente è scontato.

Un giocatore biancoscudato mi confida: “Quelli di noi che hanno già fatto la Serie B ripetono al gruppo di fare attenzione perché il girone di ritorno in questa categoria è tutta un’altra storia”. Parole che fanno riflettere, di chi sa che i campionati cambiano faccia dopo la sosta natalizia e che alcune squadre, con il mercato di gennaio, possono non essere più le stesse.

Come sempre, la partita più difficile si gioca nella testa. Nel coaching sportivo viene chiamata “la trappola del risultato intermedio”. Quando raggiungi un traguardo parziale, il cervello ti inganna in due modi: o ti fa credere che il lavoro sia fatto, abbassando l’intensità (“effetto rilassamento”), o ti spinge a cercare scorciatoie per accelerare, bruciando energie preziose (“sindrome da impazienza”). Entrambe sono scelte che non fanno bene.

La chiave sta nel concentrarsi solo sul processo, sulla qualità dell’allenamento di domani, sulla preparazione della prossima gara. Non guardare i 25 punti conquistati, non proiettarsi sulla classifica finale. Quello che conta è la capacità di vivere nel qui e ora agonistico. Il Padova ha costruito la sua metà d’opera mattone dopo mattone. Adesso serve la stessa umiltà, la stessa fame. Perché il girone di ritorno è una bestia diversa: gli avversari ti conoscono, le sorprese sono finite, la stanchezza si accumula. E soprattutto, tutti sanno che hai qualcosa da perdere.

La sfida è accettare che la fatica sia parte del percorso. Non esistono scorciatoie che non si trasformino poi in deviazioni. Serve la capacità di frammentare il grande obiettivo, che è la salvezza per prima cosa: pensare alla prossima partita, una cosa alla volta. Non al traguardo, ma al prossimo passo. Un passo alla volta, come quando si sale una montagna con la vetta nascosta dalle nuvole.

Venticinque punti sono un capitale prezioso. Ma in questo momento valgono zero. Si riparte sabato con il girone di ritorno, e non esistono rendite di posizione, solo l’opportunità di dimostrare di essere cresciuti e la consapevolezza di giocarsela con tutti. Il resto è nebbia. E nella nebbia ci si muove solo con una bussola: il presente. —

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