Cittadella calcio, divergenze e silenzi dietro l'addio a Iori: Musso resta favorito

Contrasti tecnici hanno portato al divorzio col Cittadella: tra domani e mercoledì il club ufficializzerà la scelta. Sul tavolo anche l'ipotesi di un ritorno di Venturato

Diego Zilio
Iori e Musso
Iori e Musso

 

Bocche cucite, ma l’addio è destinato a consumarsi. In casa Cittadella, a più di un mese e mezzo dall’ultima partita disputata, ancora non si conosce il nome dell’allenatore che sarà alla guida nella prossima stagione. E non lo si saprà almeno fino a domani o mercoledì, quando, come ha chiarito il direttore generale Stefano Marchetti, la società ufficializzerà le sue scelte, a una settimana dall’inizio del raduno.

Ma la sensazione, da qualche giorno a questa parte, è che non sarà più Manuel Iori: dopo che a lungo sembrava vicina la fumata bianca, sarebbero emerse divergenze insanabili sulla gestione della squadra.

A oggi, in pole per la successione, sembra esserci quello che sino alla scorsa stagione era il suo vice, Roberto Musso, a sua volta - come Iori - già bandiera granata da giocatore. Ma non è escluso un clamoroso ritorno di fiamma per un altro Roberto, Venturato, che dopo aver preso in mano il Livorno a campionato in corso, risollevandolo e guidandolo verso una salvezza non scontata, non ha rinnovato l’accordo con la società toscana.

«Ci sono dei tempi che vanno rispettati nelle decisioni», ha sottolineato il digì, che nel frattempo è andato avanti nella costruzione della squadra. Ma come si è arrivati alla - probabile - rottura definitiva col tecnico? Occorre ricordare che già al termine della stagione il leitmotiv era stato sempre lo stesso: ci prenderemo il tempo che serve per metabolizzare quanto accaduto e decidere. E c’erano state dichiarazioni che facevano pensare a una riconferma di Iori, legato alla società da un altro anno di contratto.

Ed è bene fare un passo indietro. Il cammino in campionato è stato deludente, con la stagione regolare chiusa al sesto posto per una squadra che, dopo la retrocessione dalla B, era ripartita in C con il presupposto di competere per tornare subito su, e che invece è finita a 30 punti dalla capolista Vicenza e dietro non solo al Brescia, ma anche a Renate, Lecco e Trento, meno quotate sulla carta. Però, poi, l’atteggiamento visto ai playoff era parso in grado di portare a una schiarita, col Citta che aveva ritrovato quella cattiveria agonistica spesso latitante nei mesi precedenti. Lo stesso Marchetti, pochi giorni dopo l’ultimo match, aveva osservato: «Manuel ha fatto un campionato di crescita: ha idee, è bravo, sta maturando. Quest’anno ha fatto un’esperienza che lo ha fortificato, anche perché sono dell’idea che un marinaio si forgi nel mare in tempesta, non in quello calmo: tutto quello che è successo lo ha fatto crescere. Il resto lo valuteremo nei tempi giusti, nel rispetto dei ruoli. E assieme a Manuel e al “prof” (Andrea Redigolo, il preparatore atletico, ndr) decideremo il programma da dare ai giocatori perché si allenino nel tempo che separa dal ritiro di luglio, perché due mesi sono lunghi da trascorrere».

Parole che, pur senza valere come una conferma diretta, sembravano andare in quella direzione. Ma, col passare delle settimane l’annuncio non arrivava, nonostante i due si siano incontrati più volte. E nel frattempo, in parallelo, le operazioni di mercato si sono succedute: le recenti firme del difensore Martella dalla Ternana e del centrocampista Paolucci - già inseguito nella sessione di gennaio - dall’Audace Cerignola; e prima quelle del difensore Toffanin e dell’attaccante Fabbro dalla Virtus Verona, dell’esterno sinistro Ndrecka sempre dalla Ternana e del centrocampista Sangalli dal Trento.

Ma anche il prolungamento del difensore Cecchetto, i mancati rinnovi dei veterani Pavan e Salvi e le opzioni lasciate scadere su Castelli e Perretta (mentre, nelle scorse ore, è stato ceduto a titolo definitivo il difensore Piccinini al Monopoli, in cui già giocava in prestito). Tanti movimenti e, per quanto siano supposizioni su cui solo i diretti interessati, se vorranno, potranno fare chiarezza, non è detto che Iori - che, proprio come Marchetti, ha un carattere forte - possa essersi sentito scavalcato.

Di certo è stata un’annata difficile, iniziata con l’ex capitano tornato sotto le mura dopo aver rescisso con la Casertana con un carico di entusiasmo enorme e con idee nuove, che però si sono scontrate con la realtà dei fatti. Partito per giocare con un 4-2-3-1 basato sul possesso palla, dopo un mercato che, nella scorsa estate, era stato mirato a quello scopo, ha presto dovuto tornare sui suoi passi adottando il 3-5-2 prevalente in Italia, dopo le inattese quattro sconfitte consecutive di settembre con Pergolettese, Vicenza, AlbinoLeffe e Lumezzane.

La barca si è raddrizzata, ma gli scricchiolii sono rimasti e qualcosa ha iniziato a incrinarsi. Poi un girone di ritorno in cui la sterzata non è arrivata, con tanti elementi che hanno reso meno del previsto. Fino all’uscita dai playoff e a una domanda: è un Citta da ritoccare o da rifondare? L’impressione è che si seguirà questa seconda strada. Cominciando dalla panchina.

 

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