Cittadella calcio, Ndrecka si presenta: «Scelta immediata, qui progetto serio»
Il nuovo esterno sinistro del Cittadella racconta l’arrivo lampo in granata dopo il fallimento della Ternana. «Non ho avuto dubbi, qui mentalità e organizzazione da categoria superiore»

Valigie pronte, destinazione Minorca. Ma, prima di staccare la spina per una decina di giorni di vacanze, Angelo Ndrecka ha voluto mettere nero su bianco il suo futuro. L’esterno sinistro, svincolatosi d’ufficio dalla Ternana dopo il suo fallimento, è uno dei volti nuovi del Cittadella per la stagione 2026/2027. Un innesto di qualità: corsa e assist per la fascia mancina.
Come è nata la trattativa che l’ha portata in maglia granata?
«In modo molto rapido – risponde il diretto interessato dalla sua casa a Desenzano del Garda –. Aspettavo di capire come si evolvesse la situazione a Terni, anche se il finale era praticamente già scritto. Nel frattempo, con il mio agente, abbiamo iniziato a guardarci intorno. Erano arrivate diverse richieste, ma nessuna mi convinceva fino in fondo. Poi, a fine maggio, mi telefona il procuratore e mi fa: “Guarda che si è fatto vivo il Cittadella”».
E lei?
«Non ci ho pensato due volte. Gli ho detto subito: “Cavolo, a Cittadella ci vado di corsa e stravolentieri”. Il mio agente ha organizzato un incontro con il direttore Stefano Marchetti, che mi ha trasmesso la mentalità del club, l’etica del lavoro che si respira qui. Ci siamo visti un paio di volte e ho visitato le strutture: i campi, lo stadio, la palestra. .. Sono rimasto colpito. In Serie C pochissime realtà possono vantare un’organizzazione del genere. Abbiamo trovato l’accordo economico e ho firmato. Tutto chiuso in una settimana. Una trattativa lampo. Col direttore c’è stata massima sintonia fin dal primo minuto, sia sulla filosofia di gioco che sugli obiettivi stagionali».
In spogliatoio ritroverà una vecchia conoscenza come Davide Castelli, con cui ha condiviso sia l’esperienza alla Pro Patria che quella all’Entella.
«Ho sentito Davide proprio per chiedergli qualche dettaglio sull’ambiente. Mi ha parlato benissimo di tutto, mi ha confermato che si sta molto bene e che ci sono tutte le condizioni per fare un grande campionato. Sul suo futuro non so cosa succederà, dato che il suo cartellino è ancora di proprietà dell’Entella e dovranno trovare un accordo, ma spero ovviamente di riaverlo in squadra».
Lei ha giocato sia nel Girone B che nell’A, che campionato si aspetta?
«C’è un falso mito duro a morire: quello secondo cui il Girone A sarebbe più semplice o morbido rispetto ad altri. Non sono affatto d’accordo. Si dice sempre che al Sud si gioca in campi caldi, piazze calde, con tifoserie infuocate... Tutto vero. Però poi, se guardiamo i dati degli ultimi anni, le finali playoff le giocano quasi sempre le squadre del Girone A e del Girone B. Non ci sono partite scontate».
Qual è l’insidia maggiore?
«Sottovalutare certe realtà più piccole. Qualcuno da fuori potrebbe pensare: “Vabbè, andiamo lì e vinciamo facile”. Errore enorme. Nessuno ti regala nulla. Poi, se guardiamo le avversarie, sulla carta, per blasone e rosa, il Brescia partirà sicuramente come la candidata principale per il salto di categoria. Ma il campionato è una maratona di 38 partite e i verdetti si scrivono sul campo».
Con 53 assist sfociati nel tiro di un suo compagno e 170 cross dal fondo è stato tra i migliori specialisti dell’ultimo campionato.
«Sono statistiche che mi descrivono. Sono un “quinto” a cui piace tantissimo aggredire lo spazio, puntare l’uomo, dialogare con i compagni e arrivare sul fondo per crossare. Se mi si chiede la preferenza assoluta dico quinto a sinistra nel 3-5-2, perché valorizza al massimo le mie doti. Però nasco calcisticamente come terzino a quattro nelle giovanili, quindi per me non c’è alcun problema ad adattarmi a quel modulo se le esigenze tattiche della squadra lo richiederanno».
Il modello?
«Dimarco. Quest’anno ha sfornato assist a ripetizione, con numeri da record per la Serie A. È incredibile come riesca a interpretare quel ruolo con quella qualità. Mi ispiro al suo modo di giocare».
Guardandola si notano i numerosi tatuaggi.
«Sono legatissimo alla mia famiglia e alle mie origini. Sul braccio destro è scritto “Dove la vita inizia” e “L’amore non ha mai fine”, con le date di nascita dei miei genitori e di mio fratello: loro sono la mia forza. Sul polpaccio, invece, ho la bandiera albanese. Anche se sono nato e cresciuto in Italia, a Desenzano, le origini e il legame con la terra della mia famiglia rimangono profondi. Ho molti amici albanesi e ho fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili, dall’Under 17 fino all’Under 21. Da piccolo ci andavo ogni estate. Ora è più difficile perché ad agosto i miei sono in ferie mentre io sono nel vivo dei ritiri o del precampionato, ma due anni fa sono riuscito a tornarci in vacanza con la mia ragazza, Giorgia, ed è stato splendido. Tra l’altro il Ct ora è Rolando Maran, che ha allenato a Cittadella, una coincidenza incredibile».
Extra Serie C, sta seguendo i Mondiali in tivù? Chi è la sua favorita?
«Sì, e non posso non dire Francia. Sulla carta ha un reparto offensivo talmente mostruoso che se non vince è quasi un fallimento».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








