Giovanni dopo Justo e Gherardo È dinastia Bonetto

Dal nonno, colonna del Petrarca e della Virtus Bologna al nipote che a 17 anni si è laureato campione regionale

PADOVA. Una questione genetica. Non si potrebbe spiegare altrimenti il talento del giovane Giovanni Bonetto, astro nascente della Virtus Under 19 Elite, che ha appena conquistato il titolo di campione regionale.

In principio fu il nonno Justo (oggi 75 anni), detto Marilina e Cocorito, a rendere grande in serie A il Petrarca e la Virtus Bologna negli anni Sessanta. Poi, toccò al padre Gherardo (47 anni) diventare protagonista in A/2 con la maglia del Floor Petrarca. In famiglia, però, non bisogna dimenticare che lo zio Tommaso è un cestista nel pieno dell’attività con i Raptors Mestrino (D Regionale) e che pure la zia Gea ha praticato la pallacanestro per qualche tempo. Martedì scorso, dopo la finale con il Vicenza Basket Giovane, Giovanni è stato portato in trionfo dai compagni di squadra. Lui, uno dei più piccoli del quintetto di Massimo Friso, sia in altezza che per età anagrafica (è un Under 17), si è meritato la palma di miglior giocatore delle Final Four, segnando 24 punti in semifinale con il Leoncino Mestre e 28 nella finalissima contro Vicenza.

«È la prima volta che vinco qualcosa d’importante», confida Bonetto, «gli anni precedenti sono sempre arrivato secondo. Quando i compagni mi hanno sollevato è stato un momento molto bello. Li ho ringraziati tutti come ho fatto con i miei genitori, che mi hanno sempre dato una grossa mano».

Dopo il trionfo, Giovanni è rimasto con i piedi per terra tornando subito sui libri, visto che frequenta il liceo scientifico Galileo Galilei a Caselle di Selvazzano. Ieri sera è sceso ancora in campo per la sfida decisiva del campionato Under 17 d’Eccellenza di fronte al Leoncino.

«Mio nonno viene spesso a vedermi giocare», ammette Giovanni, «ogni tanto mi spiega come eseguire tiri e movimenti. Sono un playmaker-guardia: mi piace penetrare in area, ma tiro anche da fuori. Con il papà, che mi ha portato all’Orfeo allenato da Michele Caiolo, quando avevo 5-6 anni, tiriamo insieme al canestro appeso nel giardino di casa. Qualche volta, però, ci cimentiamo in qualche sessione di tiro al campetto anche con Tommaso».

E il futuro?

«Mi ispiro ai campioni Nba, Kyrie Irving, Chris Paul e Dwyane Wade, ma non coltivo sogni particolari. So solo che di sicuro continuerò a studiare e divertirmi come al solito con il basket».

Mattia Rossetto

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