Quando il Grande Torino rese omaggio a Petron

Febbraio ’49: dopo il 4-4 all’Appiani, i granata portarono fiori allo stadio intitolato al loro ex compagno
Di Nicola Cesaro

PADOVA. È il 20 febbraio 1949. Il Grande Torino di Valentino Mazzola è protagonista di una partita memorabile per la storia del Calcio Padova: i campioni d’Italia, a poche settimane dalla tragedia di Superga (l’aereo con la squadra granata si schianterà di ritorno dal Portogallo il 4 maggio uccidendo titti e 31 gli occupanti del velivolo), vengono inchiodati per 4-4 all’Appiani. Un match rimasto nella leggenda: Zanon e compagni prima vanno in vantaggio 2-0 grazie alla doppietta di Checchetti, poi sono raggiunti da Ossola e Castigliano. Vitali e Fiore segnano il 4-2 e il miracolo sembra quasi compiuto, ma il Grande Toro viene fuori e con due gol di Menti si riporta in parità.

Ma le emozioni sono andate oltre l’erba del campo da gioco. A ricordarlo è Andrea Ceron, 76 anni di Abano Terme, che con un documento preziosissimo ricorda l’omaggio che i granata fecero nel dopopartita a Walter Petron.

In un’immagine scattata dalla ditta Giordani, che all’epoca gestiva la comunicazione del Padova, si vedono tre mostri sacri di quel Torino: il portiere Valerio Bacigalupo, il “barone” Guglielmo Gabetto (207 gol con Juve e Toro) e il mito Valentino Mazzola (ex giocatore del Venezia). «Dopo la partita con il Padova tutta la squadra torinese volle far tappa allo stadio di via Belzoni, intitolato proprio a Petron», racconta Ceron. Il centrocampista classe 1918, conosciuto da tutti come “Lalo”, era infatti morto il 21 marzo 1945 in via Loredan, colpito da una scheggia di una bomba.

Dopo aver ottenuto la promozione in B con i biancoscudati, Petron nel 1938 era passato al Torino: per lui due secondi posti in serie A e il ritiro cinque anni dopo. Il Toro lo girò poi al Venezia, che in cambio inviò nella città della Mole la coppia Mazzola-Loik.

«I campioni del Torino se la fecero a piedi dal Portello allo stadio» ricorda Ceron «e arrivati al “Petron” depositarono dei fiori per l’ex compagno. Si mischiavano alla gente comune, non si risparmiavano di fronte a foto ed autografi, furono veramente dei signori. Mazzola mi prese anche in braccio: fu un’emozione che ricordo ancora».

Qualcuno versò anche una lacrima di fronte alla lapide del compianto “Lalo”. Tre mesi dopo, l’intera squadra granata perì nel tragico incidente aereo di Superga, che cambiò la storia del calcio italiano. Ceron, che all’epoca aveva 12 anni, ha conservato fino a qualche anno fa decine di foto di quella giornata di febbraio: «Le originali le ho donate tutte al museo del Grande Torino, nel quale dunque c’è anche un po’ di biancoscudo».

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