Quelle facce piene di pugni: 25 storie dal ring
Sono 25 e tutti diversi tra di loro. Ognuno ha una storia differente. C’è una cornice, però, che li accomuna: la boxe. I protagonisti di questo libro dello scrittore di sport senese Andrea Bacci...
Sono 25 e tutti diversi tra di loro. Ognuno ha una storia differente. C’è una cornice, però, che li accomuna: la boxe. I protagonisti di questo libro dello scrittore di sport senese Andrea Bacci (
Prima del limite. Storie di pugni dati sul ring e presi dalla vita
, Bradipolibri, 18 euro) sono tutti pugili e hanno una storia da raccontare, dentro e fuori dal ring.
Arturo Gatti, per esempio: classe 1972, italiano di Cassina (Latina) trapiantato in Canada, fu soprannominato Thunder - tuono - per la forza di guerriero coraggioso che metteva nel combattere. È stato campione mondiale in tre diverse categorie di peso e la International Boxing Hall of Fame lo ha riconosciuto fra i più grandi pugili di ogni tempo. Tra i suoi punti deboli la facilità con cui si tagliava, soprattutto gli occhi e il viso, e l’amore per l’alcool e per la droga. E, probabilmente, per la donna sbagliata: quella che lo troverà riverso al suolo, a soli trentasette anni, in una pozza di sangue; quella che verrà accusata di omicidio ma scarcerata dopo pochi giorni. La fine di Gatti rimane un enigma, la sua storia di campione invece una certezza.
Il romagnolo Loris Stecca ha un’altra biografia complicata: è stato campione del mondo dei pesi supergallo Wba nel 1984, a 24 anni, per soli tre mesi. Nel frattempo il fratello Maurizio si era guadagnato la medaglia d’oro olimpica a Los Angeles e tra i due «si crea una piccola crepa di invidia che poi diventerà quasi una frattura». A seguire un incidente stradale, una causa con la moglie, una vita tutta da ricostruire e un tentativo di ritorno alla boxe, a 46 anni suonati, che si rivelerà fallimentare. Stecca non farà più parlare di sé per il pugilato ma per la cronaca nera: nel 2013 accoltella la sua socia in affari: otto anni e mezzo di carcere, decreta la sentenza di primo grado. Sembra che la boxe metta in scena solo uomini tormentati e insicuri, dentro di loro un demone che li spinge irresistibilmente alla violenza e alla guerra, soprattutto una volta scesi dal ring. Come se la loro vita avesse un senso solo dentro al quadrato.
«La sofferenza trovata sul ring», spiega l’autore nella premessa, «è spesso diventata sofferenza nella vita di tutti i giorni. Perché la vita di tutti i giorni è spesso molto più dura da assorbire che un gancio sul mento».
Annalisa Celeghin
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