Rapina una prostituta, la notte brava di Dramè

LECCE. Ha del paradossale la vicenda che coinvolge Ousmane Dramè, calciatore franco-maliano di proprietà del Padova ma, dallo scorso gennaio, in prestito al Lecce, squadra militante in Lega Pro. L’attaccante ventunenne è stato denunciato dalla polizia con l’accusa di aver rapinato la borsetta a una prostituta alla quale aveva chiesto un rapporto sessuale in cambio del suo iPhone 5. Il calciatore, nato in Mali ma con passaporto francese, non solo non ha pagato la nigeriana, ma è fuggito in bicicletta con la borsa della donna. È stato rincorso e bloccato da un transessuale, amico della prostituta, al quale ha provocato lesioni, facendolo cadere per terra. Immediata la presa di posizione del Lecce, che attraverso una nota ufficiale ha minacciato, se i fatti venissero confermati, l’esclusione del giocatore con l’avvio di procedure urgenti per la risoluzione del contratto e la richiesta di risarcimento danni. Il cartellino di Dramè, tuttavia, appartiene al Padova, che con il giocatore ha sottoscritto un contratto fino a giungo 2014. Per questo la società biancoscudata ha dato mandato ai propri legali di verificare l’accaduto, riservandosi in un successivo momento ogni possibile iniziativa.
Dramè ha esordito con il Guingamp, poi è passato alla Primavera del Padova nel 2010, il lancio in prima squadra l’anno successivo. Forse distratto dai rumors che lo avvicinano a importanti società come Palermo e Marsiglia, con il tempo le sue prestazioni calano vistosamente.
Sorpreso Dal Canto: «L'ho avuto da ragazzino. Ll'abbiamo aiutato a inserirsi e non ha mai manifestato alcun problema. Che fosse un ragazzo di temperamento lo sapevo. Ma è sempre stato a posto sotto tutti i punti di vista. Mi sembra strano, non è il tipo. È giovane e va aiutato a trovare un suo equilibrio. E' uscito di casa molto giovane e cambiare nazione a quell'età non è semplice per nessuno. I fatti sono comunque tutti da verificare. Non credo sia possibile che un ragazzo di vent'anni possa perdere il lume della ragione in quel modo».
Francesco Cocchiglia
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