Rossi medita il divorzio dalla Ducati e il ritorno in Yamaha
Non è fantascienza: il prossimo Gp di Spagna che si corre a Jerez il 29 aprile potrebbe essere l'ultima occasione per vedere Valentino Rossi in sella ad una Ducati. I giochi non sono ancora chiusi, ma nel paddock della MotoGp nessuno ignora che avvocati e ingegneri sono da giorni al lavoro per realizzare un divorzio ormai inevitabile. Inutile prolungare una coabitazione difficile, se non impossibile. Conviene ad entrambi: a Valentino, a digiuno di successi da oltre un anno, che non ha mai avuto feeling con il prototipo rosso, e non vede l'ora di riavere tra le mani la sua vecchia (e competitiva) a Yamaha; e alla Ducati, che alla vigilia dell'acquisizione da parte di Audi deve liberarsi alla svelta di un ingombrante fantasma.
La procedura non è semplice: si tratta di stracciare un paio di contratti decisamente onerosi (Phillips Morris, in primis, con 10 milioni di euro legati alla presenza di Rossi) e di scovare adeguati sostituti.
Valentino, tra i due partner già separati in casa, è quello che maneggia le migliori opzioni. Nessun problema a trovare una moto che gli permetta di battersi per il podio, e soprattutto uno sponsor pronto (racconta radiobox) a mettere sul piatto una cifra pari o addirittura superiore a quella stanziata dal tabaccaio americano. E parliamo di Coca Cola.
Il progetto di Rossi, per salvare la stagione, prevede la creazione di un team Yamaha satellite, gestito in proprio con i tecnici che lo assistono da anni (Jeremy Burgess in testa). La casa giapponese sarebbe disponibile a fornire materiale e adeguata assistenza. Tante vittorie insieme non si dimenticano, malgrado gli screzi finali.
E la Ducati? Ha sbagliato progetto. Punto. Vola in SuperBike, arranca in MotoGp. Come commenta quel saggio di Loris Capirossi, le ultime Ducati vincenti nel mondiale sono state quelle disegnate sulla pelle di Casey Stoner. Con Valentino, stile totalmente diverso e decisamente più alto dell'australiano, era necessario ripartire da un foglio bianco. Filippo Preziosi ha scelto una strada diversa. E ora ne paga le conseguenze.
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