A 90 anni sul trattore dei miracoli

Luigi Fontolan, una vita nell’agricoltura. E quel “Puledro” che salvò il bestiame
CADONI INTERVISTA LUIGI E RICCARDO FONTOLAN DUE CARRARE
CADONI INTERVISTA LUIGI E RICCARDO FONTOLAN DUE CARRARE

DUE CARRARE. L’amore per l’agricoltura può svilupparsi fin da bambini oppure nascere e crescere gradualmente, com’è il caso di Luigi Fontolan, agricoltore originario di Due Carrare e titolare di un'azienda agricola a Bovolenta. Una generazione appassionata di terra e di ciò che essa produce. Una tradizione che va avanti dal 1960 e che dopo 54 anni vede l’intreccio di vecchio e nuovo, tradizione e innovazione. Da padre in figlio, da nonno in nipote, il fattore comune della famiglia Fontolan è crederci ancora. Credere in un futuro positivo, costruttivo, tramandando le conoscenze, le competenze, mettendo a disposizione dello stesso fine il proprio know-how. L’azienda agricola a conduzione familiare, è gestita da Luigi Fontolan, 90 anni portati alla grande e padre di tre figli: Riccardo, titolare del panificio “carrarese” a Due Carrare, Graziano che lavora come agricolo in azienda assieme al papà, e Lorenzo che commercializza acqua minerale. «La nostra azienda», racconta Luigi, «è nata dall’intuizione dei miei avi, che hanno sempre coltivato la terra nel rispetto della natura e dei valori sani della vita. Oggi, dopo quasi 60 anni, con l’impegno dei miei nonni prima e dei miei genitori poi, l’azienda si può definire multifunzionale. Con mio figlio Graziano, che mi affianca con passione e dedizione, ognuno di noi cerca di contribuire al lavoro quotidiano, apportando idee nuove e suggerimenti per migliorare.

La storia di Luigi Fontolan inizia dal periodo della guerra, come volontario del 5° Reparto d’Armata dell’Artiglieria a Pola. Quella di Luigi è la voce di chi i fatti li ha vissuti in prima persona e oggi li valuta con la saggezza del centenario: «Mussolini ha combinato un caos. Il 10 giugno del 1940, giorno in cui annunciò la dichiarazione di guerra, ho pianto. “È l’ora delle decisioni irrevocabili”, disse lui da piazza Venezia. “Siamo fritti”, pensai io. Pola era un paradiso, si viveva nella pace e nella bellezza, dalla finestra vedevo il mare blu, poi fu l’inferno. Quelli di Pola sono stati gli anni più belli della mia vita, ma anche i più terribili». Perché se i ricordi della Grande guerra scivolano via dalla mia memoria, quelli della seconda restano marchiati a fuoco, soprattutto i giorni dell’occupazione titina, quando in Istria e Dalmazia per ordine del maresciallo comunista le epurazioni di italiani infuriarono. Ora guardando al presente, Luigi Fontolan è un agricoltore ancora molto attivo nonostante l’età, e guida ancora il suo trattore “Puledro” marchiato Fiat, un regalo ricevuto dal figlio Riccardo. «Da bambino pensavo solamente ai trattori ed altre macchine dell’azienda, poi pian piano ho cominciato ad apprezzare anche tutto il lavoro nei campi. Il rapporto che mi lega con questo mezzo è molto profondo perché durante l’alluvione del 66, riuscii miracolosamente a portare in salvo tutto il bestiame, proprio con il trattore. Al giorno d’oggi la realtà contadina padovana, ma non solo, si è persa del tutto, almeno per la conduzione di un podere. Oggi, chi lavora la terra si dedica alla coltivazione delle piante in pianura, a quella della vite e dell’ulivo in collina. Lontani i tempi di quando nei campi di vedevano piantagioni di grano, mais, e nell’inverno distese di rape. Io a 90 anni seguo ancora il mio bestiame di mille tori, coltivo il mio orto e mi godo in maniera ancora molto attiva la mia pensione».

Giancarlo Noviello

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