Aggressioni in Pronto soccorso, l’Ordine dei Medici: «Serve vigilanza costante»
Rimane in Rianimazione il 52enne che ha devastato l’area rossa di Schiavonia. Il presidente Crimì: «I sanitari non possono essere lasciati soli al lavoro. Bisogna prevenire questi episodi e proteggere l’operato di tutti i lavoratori»

È ancora ricoverato in rianimazione il 52enne di Montagnana protagonista della violenta aggressione avvenuta domenica pomeriggio al Pronto soccorso dell’ospedale di Schiavonia. Preoccuperebbe in particolare il quadro polmonare.
E mentre proseguono gli accertamenti sulle sue condizioni, l’Ordine dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri di Padova rilancia con forza il tema della sicurezza negli ospedali e chiede che nei Pronto soccorso venga garantita una vigilanza qualificata 24 ore su 24 oppure un presidio fisso delle forze dell’ordine. «Medici, infermieri e professionisti sanitari non possono essere lasciati soli ad affrontare situazioni che mettono in pericolo la loro sicurezza mentre svolgono il proprio lavoro al servizio della comunità», sottolinea il presidente dell’Ordine, Filippo Crimì, esprimendo vicinanza ai professionisti del Pronto soccorso di Schiavonia e alla direttrice dell’Unità operativa complessa, la dottoressa Volpin.
L’Ordine chiede anche di potenziare concretamente le procedure di controllo e filtro agli ingressi, affinché le situazioni di pericolo possano essere individuate e gestite prima che raggiungano le aree di cura. «Di fronte al ripetersi degli episodi di aggressione nelle strutture sanitarie, non sono più sufficienti interventi occasionali o soluzioni emergenziali», ribadisce Crimì.
L’episodio era avvenuto domenica, quando il 52enne, in forte stato di agitazione, aveva dato in escandescenze all’interno dell’area rossa del Pronto soccorso. Nel corso della furia aveva danneggiato pesantemente il bagno, arrivando a sradicare il lavabo dal muro e tentando di lanciarlo contro una operatrice sociosanitaria. La situazione era diventata particolarmente pericolosa, tanto che un’infermiera era riuscita, con grande sangue freddo, a isolare l’uomo all’interno dello stesso bagno, impedendogli di raggiungere gli altri operatori. Fortunatamente nessuno dei sanitari né delle altre persone presenti era rimasto ferito, ma il rischio che la situazione potesse avere conseguenze ben più gravi era stato concreto. Proprio all’infermiera che aveva contribuito a contenere l’aggressione va il ringraziamento particolare dell’Ordine.
«Il suo intervento è stato determinante per evitare che la situazione degenerasse e producesse conseguenze ben più gravi», evidenzia Crimì, parlando di «lucidità, coraggio e grande prontezza» dimostrati in un momento di estremo pericolo.
L’Ordine chiede inoltre una campagna di comunicazione istituzionale promossa dalla Regione e dalle Aziende Usl per ribadire che la violenza contro gli operatori sanitari non può essere considerata normale né tollerata. Sul tema è già attivo il Tavolo interordinistico provinciale, che sta lavorando alla definizione di proposte da sottoporre alla Regione e alle Aziende sanitarie.
«Stiamo lavorando insieme agli altri Ordini professionali per costruire una risposta coordinata, che possa tradursi rapidamente in misure concrete e uniformi per prevenire le aggressioni e proteggere tutti i professionisti sanitari», conclude Crimì.
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