"Ananas", nanoparticelle contro il tumore al seno

PADOVA. Un “ananas” ci salverà, anche dai tumori più tosti. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova che si occupa di nanotecnologie, ha dimostrato, in un articolo pubblicato in questi giorni su Nature Communications, che un farmaco e un anticorpo insieme raggiungono e colpiscono in maniera più efficace un tumore se “accompagnati” da nanoparticelle di “ananas”.
E la cosa straordinaria è che è efficace anche sul tumore al seno triplo negativo, quello più terribile, di cui non è stata trovata una cura farmacologica. Almeno fino ad oggi.
Ananas non è però il famoso frutto con il ciuffo, bensì l’acronimo di Avidin Nucleic Acid Nano Assembled System, una classe di nanoparticelle, ovvero aggregati di molecole che possono essere prodotte in laboratorio, biocompatibili e biodegradabili recentemente descritta in letteratura e specializzata nella somministrazione di farmaci chemioterapici a basso dosaggio.
I ricercatori padovani, guidati da Margherita Morpurgo del Dipartimento di Scienze del Farmaco ed esperta di drug delivery (trasporto dei farmaci), hanno visto che un anticorpo e un farmaco (il cetuximab e la doxorubicina), solitamente inefficaci contro il tumore al seno triplo negativo, diventano molto efficaci anche a basso dosaggio se “trasportati” da queste piccole particelle.
Un po’ come il “Transporter” del film di Corey Yuen e Louis Leterrier, prodotto da Luc Besson, in cui il protagonista, Frank Martin, è specializzato nel trasporto di pacchi supersegreti. Solo che, in questo caso, i pacchi supersegreti sono farmaci che arrivano a colpire direttamente il bersaglio - il tumore - utilizzando addirittura una minore quantità di farmaco, e Frank Martin è la nanoparticella trasportatrice.
Si è visto, inoltre, che il tumore viene ridotto del 43 per cento. Questi risultati sono importanti perché, per la prima volta, viene dimostrata la superiorità dell’approccio nanotecnologico nella cura del cancro. Ananas, che è pure uno spin off - la Ananas nanotech Srl, nato proprio dal gruppo di ricerca padovano, rientra a pieno tra le terapie cosiddette “personalizzate”.
La ricerca di base sta proseguendo i suoi studi per capire le dinamiche che caratterizzano lo sviluppo delle cellule tumorali e dell’ambiente aberrante in cui proliferano, che addirittura le rende invisibili al nostro sistema immunitario rendendolo incapace di proteggerci - come ci ha spiegato in una recente intervista il professor Stefano Piccolo dell’Università di Padova.
Questi nuovi modi di somministrare i farmaci rappresentano l’attuale frontiera per il trattamento del cancro. —
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