Appalti addomesticati imprenditori interrogati

Primo faccia a faccia tra il pm Federica Baccaglini e i tre imprenditori, agli arresti domiciliari, indagati nell’ambito dell’inchiesta Pantano sulla gestione inquinata degli appalti pubblici, i due soci Roberto Unizzi e Manuel Marcon di Curtarolo con il collega Andrea Caporello di Padova (il primo difeso dai legali Gianni Morrone ed Ernesto De Toni; il secondo e il terzo tutelati dai legali De Toni e Roberto Orfeo): sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta. I tre hanno raccontato la loro verità. Una verità già dichiarata al gip Lara Fortuna il giorno dell’interrogatorio di garanzia. Hanno negato di aver ricevuto “dritte” dai funzionari o dirigenti pubblici coinvolti in merito all’entità dei ribassi da applicare per conquistare gli appalti. Appalti come quello per i lavori di manutenzione del Palazzo di giustizia di Padova di cui si occupa il settore edilizia pubblica del Comune: il 3 aprile 2012 i lavori erano stati aggiudicati tramite “procedura negoziata” da Thermoidraulica srl di Marcon e Unizzi, secondo l’accusa attraverso la mediazione di Caporello. Un lavoro da 320 mila euro revocato dal Comune e assegnato a un’altra ditta per il completamento. Ammessa solo la turbativa d’asta: insomma appalti addomesticati con l’abitudine tra imprenditori di chiamarsi al telefono, di accordarsi sui partecipanti a una gara, di parlare dei ribassi. Un "sistema diffuso" per lavorare senza pestarsi i piedi. Poi sono stati affrontati altri aspetti dell’inchiesta come i rapporti con l’ex parlamentare Filippo Ascierto (pure indagato) e l’ex dirigente dell’Ater di Padova l’architetto Luciano Aldo Marcon che, concluso il mandato alla guida della direzione Ater di Venezia il 28 febbraio 2011, aveva faticato a trovare una ricollocazione. Ascierto cerca in tutti i modi di “piazzarlo” alla guida dell’Ater padovano (ci sono lettere firmate da Ascierto, Giustina Destro e Raffaele Zanon per sostenere la sua candidatura). Infine il nuovo consiglio di amministrazione Ater di Venezia lo nomina direttore il 30 luglio 2013 e il 15 ottobre, alla vigilia del suo arresto, la giunta regionale formalizza l'incarico votando la relativa delibera. Ebbene l’8 novembre il tribunale del Riesame ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in base alla quale Marcon era stato messo agli arresti domiciliari per corruzione e turbativa d’asta: secondo i giudici, tra le altre cose, non ci sarebbero più esigenze cautelari (come il pericolo di inquinamento delle prove) perché ha cessato il rapporto di lavoro. Si legge nel provvedimento: «...ulteriore elemento che induce il collegio a ritenere insussistenti le esigenze cautelari riguarda il fatto - incontestato - del suo ingresso in quiescenza (con cessazione definitiva non solo della carica di direttore generale in Ater bensì della qualifica di pubblico ufficiale) avvenuto già nel 2011...». Peccato per quella delibera di nomina al ruolo di direttore di neanche due mesi fa, trasmessa dalla procura all’ufficio gip come integrazione alla richiesta della sfilza di arresti. Ed entrata a pieno titolo del fascicolo dell’inchiesta. Come mai nessuno se ne è accorto?
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