«Aveva due coltelli, voleva ucciderci»

Dal letto della Casa di cura il racconto del piastrellista aggredito dal padrone di casa per presunti canoni arretrati
Di Gianni Biasetto
MALAGOLI VITTIME ACCOLTELLAMENTO OSPEDALE ABANO la moglie
MALAGOLI VITTIME ACCOLTELLAMENTO OSPEDALE ABANO la moglie

ABANO TERME. «Era determinato a compiere una strage, era fuori di sé. Si è presentato sull’ingresso dell’appartamento con due coltelli, ho temuto per la vita di mia moglie e di mio figlio di sette anni». Bashkim Lloti, l’albanese accoltellato all’addome martedì notte nell’alloggio di via Monte Grande, da Alessandro Di Chiazza, parla a stento dal letto del reparto di Chirurgia al secondo piano della Casa di cura di Abano, dov’è ricoverato in condizioni di salute ancora precarie dopo l’intervento chirurgico e le ore passate nell’unità di terapia intensiva. I medici raccomandano visite brevi, non più di 2 minuti, per non affaticarlo. Lo sguardo è quello di una persona ancora impaurita. A rincuorarlo ci sono la moglie Raimonda di 34 anni e il figlioletto di 7. Tutti reduci dalla notte di follia.

Il racconto. «Alle 19 di martedì, quando Di Chiazza è venuto la prima volta, avevamo chiarito tutto. Gli avevo mostrato i bonifici delle rate d’affitto che lui pretendeva», racconta il 41enne albanese che di professione fa il piastrellista. «Se n’era andato che sembrava tranquillo. Intorno alle 23 io, mia moglie e il bambino ci eravamo messi a dormire. A svegliarci è stato il fischio provocato dall’aria degli pneumatici del furgone che uso per lavoro, che Di Chiazza ha bucato prima di salire le scale. Mi sono alzato, ero in mutande e maglietta, sono andato ad aprire la porta per capire cosa volesse ancora. Me lo sono trovato davanti con il coltello in mano che urlava come un forsennato “ti ammazzo, ti ammazzo”. Mi ha colpito con due fendenti all’addome all’altezza del fegato, sono scappato verso la cantina, ho perso sangue dappertutto. Hanno cercato di aiutarmi mia moglie e mio fratello, se non ci fossero stati loro probabilmente non sarei qui a raccontare quei momenti».

Il fratello. Afrim Lloti, fratello di Bashkim, era rientrato da poco e quando Di Chiazza ha tagliato le gomme del Transfer si trovava in cucina a mangiare un gelato. «Sono andato sul terrazzo e ho visto che si muoveva come un pazzo. Sembrava fuori di sé. Mio fratello non ha fatto in tempo ad aprire la porta che è stato colpito da due coltellate. Quando con Raimonda abbiamo tentato di bloccarlo ci siamo accorti che nel cinturino teneva un altro coltello a serramanico. Nella colluttazione ha colpito due volte alla pancia anche me. Poteva essere una strage». Afrim Llioti è stato dimesso mercoledì sera dall’ospedale di Padova e ieri è andato a far visita al fratello ad Abano.

Eco in Albania. La notizia dell’accoltellamento della famiglia Lloti è stata trasmessa mercoledì mattina dalla televisione albanese e ha destato scalpore. La cosa non ha fatto piacere alla famiglia Lloti anche perché il fatto è stato riportato, a loro dire, in maniera non corretta. «È passata l’informazione che non avevamo pagato l’affitto, non è così», precisa Raimonda Lloti. «Abbiamo tutte le ricevute dei lavori edili fatti nell’alloggio che compensavano in parte l’affitto, compreso il cambio della caldaia. Il signor Di Chiazza non avanza nulla da noi».

Le indagini. Gli inquirenti dovranno stabilire quale delle due versioni è veritiera. Cioè, se corrisponde al vero quel che dicono i Lloti che le rate del canone di locazione sono state tutte onorate o se ha ragione Di Chiazza che invece sostiene il contrario. Oggi, intanto, il 41enne aggressore comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida dell’arresto. Il pm per Di Chiazza, che è stato arrestato per tentato omicidio, chiede la detenzione in carcere.

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