Bambini maltrattati e sequestrati all’asilo: ex direttrice condannata a 5 anni e 8 mesi
Il processo riguarda i metodi adottato all’Hoplà di Mirano. La Procura aveva chiesto un anno in meno, primi risarcimenti per le sette piccole vittime

Si è concluso giovedì con una condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione il lungo processo all’ex direttrice dell’asilo Hoplà di Mirano - la padovana Elisa Barbara Stella - accusata di aver maltrattato i bimbi con punizioni ad ogni capriccio e di sequestro di persona.
La procura aveva chiesto una condanna di un anno più bassa: il Tribunale ha rilanciato, disponendo anche risarcimenti per 15 mila euro ciascuno per cinque bimbi maltrattati (come provvisionale sul futuro giudizio civile) e di 20 mila per i due bambini che per i giudici hanno subito anche un “sequestro di persona”, i cui genitori si sono costituiti parte civile con gli avvocati Graziano Stocco e Maurizio Paniz. Giudizio arrivato a Trento, perché uno dei genitori è un magistrato veneziano.
La vicenda riguarda i metodi adottati dall’educatrice nella struttura miranese. Le prime segnalazioni erano arrivate da una delle educatrici, dopo aver lasciato la struttura, ma la vicenda era poi esplosa in una lunga sequenza di testimonianze e racconti via via più allarmanti: sette maestre sono state ascoltate dalla Procura e hanno raccontato degli strattoni, dei bambini di appena due anni tirati su di peso per un braccio, dei pizzicotti, delle urla, delle offese, del bimbo più lento degli altri a mangiare imboccato a forza dall’insegnante, le mani bloccate strette dietro la schiena.
E poi c’era la “stanza della nanna” trasformata in una sorta di cella di isolamento: i bimbi più turbolenti potevano essere rinchiusi per ore nella stanza in questione, soli, al buio, lasciati a sé stessi fino a che l’ansia e la paura non avessero ragione delle loro intemperanze; ma non solo: per quelli che si mostravano resistenti anche a questo trattamento scattava il passo successivo, che li voleva chiusi nei sacchi copri materassi, la cerniera alzata fino a coprirli completamente, senza lasciare libera neppure la testa. Di qui l’accusa di sequestro di persona, che si è aggiunta a quella iniziale di maltrattamenti.
La difesa annuncia già che ricorrerà in appello. «Sono sconcertato: non mi è mai accaduto in carriera che ci fosse una così abissale differenza valutazione tra magistrati», commenta l’avvocato difensore Tommaso Politi, «voglio ricordare che il pubblico ministero che per prima aveva indagato sulla vicenda aveva chiesto l’archiviazione e lo stesso aveva fatto il pubblico ministero trentino che ha rilevato il caso: è inconcepibile arrivare a valutazioni così differenti tra l’insussistenza del reato e arrivare a una pena così pesante, che non si dà neanche per i maltrattamenti violenti di sangue in famiglia».
Molto soddisfatto si dichiara l’avvocato Stocco: «È stato dimostrato che il comportamento dell’imputata non era consono a quello di una educatrice e non rispettava i bambini, maltrattandoli e privandone alcuni della libertà di movimento».
La Procura ha contestato già all’insegnante padovana «una pluralità di condotte di violenza morale e talvolta fisica, con continue, immotivate e spropositate punizioni, ingiustificati strattonamenti e stringimenti al collo, invitando gli altri insegnanti ad adottare analoghi comportamenti e ingenerando all’interno della classe un clima di paura e ansia nei minori».
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