«Vi sparo e do fuoco al bosco»: gli tolgono armi e proiettili
Sentenza del Tar del Veneto punisce un cacciatore padovano dopo una lite. L’assenza di precedenti e l’assoluzione penale non toglie il divieto

Galeotta fu la frase, ma soprattutto l’intenzione. Una lite tra vicini, culminata con una minaccia nemmeno troppo velata, costa infatti a un cittadino padovano – cacciatore e selecontrollore esperto – la possibilità di detenere armi e munizioni.
L’uomo, poco meno di due anni fa, ha fatto ricorso al Tar del Veneto contro la decisione della Prefettura di Padova, ma in questi giorni il Tribunale regionale ha confermato il divieto: niente armi in casa.
L’alterco con i vicini
La vicenda ha inizio nel novembre 2018, quando il padovano era stato protagonista di un alterco con alcuni vicini. «Se vi trovo di sera, sparo a voi e do fuoco al bosco», aveva minacciato il residente alterato, finendo inevitabilmente per essere denunciato. Qualche giorno dopo l’allora prefetto aveva firmato un decreto che vietava allo stesso cittadino iroso di detenere armi, munizioni ed esplosivi.
Il ricorso
Quattro anni dopo, il ricorso: in sede penale, infatti, l’uomo era stato assolto dall’accusa di minacce, così come da quello di violenza: i vicini, infatti, lo avevano persino accusato di averli fatti finire fuori strada, alla guida della propria vettura. In virtù della doppia assoluzioni, l’uomo ha fatto istanza di revoca alla Prefettura e poi al Ministero dell’Interno, senza ottenere risultati.
La sentenza
Da qui la richiesta avanzata al Tar, per vari motivi: la sentenza del Tribunale a suo favore, l’assenza di precedenti, il fatto che l’episodio denunciato dai vicini fosse uno e uno solo – confinato al 2018 – e che peraltro con gli stessi ci fosse in ballo una causa civile che evidentemente viziava il rapporto e gli interessi degli stessi.
Perentorio, tuttavia, il Tar nel confermare il divieto di detenzione: «Il potere di vietare la detenzione e il porto delle armi ha una finalità di tutela preventiva-cautelare dell’ordine pubblico, non sanzionatorio». E ancora: «La mancanza di affidabilità nell’uso delle armi è sufficiente a giustificare il ritiro della licenza, anche senza la necessità di dimostrare un abuso effettivo».
Le minacce, a lungo andare, non portano bene. —
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