Centro regionale di ipovisione «Così aiutiamo i pazienti persi»

«La vista è l’ultima cosa che un anziano vorrebbe perdere prima della vita, poiché, in un mono di immagini, questa consente di continuare a essere attivi e mantenere i contatti, guardando la televisione o leggendo un libro». Il dottor Alessandro Galan, direttore del Centro Oculistico San Paolo al Sant’Antonio, descrive così l’importanza della vista laddove è più carente, tra gli anziani: la maculopatia senile, infatti è la prima causa di ipovisione nei paesi industrializzati, ma non l’unica. Questa condizione altamente invalidante, che impedisce di condurre una vita normale, colpisce una persona su 100: in Veneto gli ipovedenti sono 74.590, l’1,5% della popolazione. Persone di tutte le età, a partire dall’età pediatrica. A loro, in vista della giornata mondiale della vista, che si terra giovedì prossimo, è dedicato il convegno internazionale di oggi (con inizio alle 8) al Radisson Blu Resort Terme di Galzignano, sotto la direzione scientifica del dottor Giovanni Sato, che a sua volta dirige il Centro regionale di ipovisione specializzato nella riabilitazione. L’iniziativa è stata presentata ieri in Azienda Ospedale Università, alla presenza del direttore generale Giuseppe Dal Ben che oggi aprirà i lavori. «Ventidue anni fa, con lungimiranza, abbiamo cominciato a lavorare con pazienti ipovedenti che hanno cioè da tre decimi a un ventesimo e che altrove venivano considerati “persi”. Nel 2020 abbiamo seguito 1.450 pazienti per un totale di 9.500 prestazioni tra esami diagnostici e riabilitazioni visive, insegnando loro a utilizzare il proprio residuo visivo, con training percettivo cognitivi per evitare le ombre del campo visivo» spiega Sato «tra i nostri pazienti c’è stato anche un bimbo di 6 anni della provincia di Treviso affetto da un glaucoma ereditario che aveva portato al distacco bilaterale della retina e che ora, grazie ad alcuni supporti visivi, riesce a leggere e a frequentare la scuola».
Un salto di qualità sul fronte delle tecnologie lo ha garantito il passaggio dell’ospedale Sant’Antonio all’Azienda Ospedale Università: «Dopo uno stallo durato sette anni a causa delle ridotte possibilità economiche, e grazie alla direzione dei direttori Flor e Donato prima, e di Dal Ben ora, possiamo disporre di un piano intero dedicato all’oculistica con 18 ambulatori e 4 sale operatorie» spiega Galan «inoltre, stiamo intraprendendo un percorso per diventare Centro regionale per la cura del glaucoma che è il secondo responsabile della cecità nel mondo industrializzato». —
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