Colpì l’amante con un lingotto: don Madeo si è dimesso
Il cappellano di Piove di Sacco ha lasciato il suo incarico dopo aver patteggiato un anno e quattro mesi per tentata rapina e lesioni personali

Si è dimesso don Giuseppe Madeo, il cappellano di Piove di Sacco che ha patteggiato un anno e quattro mesi per tentata rapina e lesioni personali di fronte al tribunale di Roma. L’annuncio delle dimissioni è arrivato tramite una nota dell’Arcidiocesi di Padova, che ha sottolineato di non essere a conoscenza della vicenda giudiziaria in cui il cappellano è coinvolto.
«La Diocesi di Padova – si legge nelle nota – lo scorso novembre aveva accolto don Giuseppe Madeo su richiesta dell’Arcidiocesi di Rossano - Cariati al termine di un percorso di rivisitazione personale e spirituale a seguito di fragilità e vicende non congrue al ministero presbiterale avvenute anni fa. Un’accoglienza temporanea animata dallo spirito della collaborazione fraterna tra Diocesi.
Nulla si sapeva della vicenda giudiziaria emersa in questi giorni, che ha portato lo stesso don Madeo a presentare mercoledì 11 febbraio 2026 – le sue dimissioni dall’incarico da poco ricevuto di cappellano dell’ospedale di Piove di Sacco». Il prete era arrivato a Piove dall’Arcidiocesi di Rossano-Cariati nel Cosentino e si è stabilito solo dal dicembre scorso in parrocchia a Piove di Sacco.
La vicenda
Il 27 settembre 2021 il prete si presentò nell’abitazione di una 68enne benestante con cui in passato avrebbe avuto una relazione sentimentale. Non si trattava di una visita cordiale né di un chiarimento tardivo: secondo quanto ricostruito in sede processuale, l’intenzione era quella di impossessarsi dei gioielli di famiglia custoditi nella cassaforte della casa.
Per costringere la donna a consegnargli i preziosi, il sacerdote la minacciò e la colpì alla testa con un lingotto d’argento, provocandole delle lesioni. Nonostante il dolore fisico e la delusione emotiva, la 68enne ha accettato le scuse e un risarcimento di quattromila euro. Una somma che ha deciso di devolvere all’ospedale Bambin Gesù, quasi a voler trasformare un’esperienza di sofferenza in un gesto di bene.
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