Crisi latte nell'Alta, 400 allevatori costretti a ridurre la produzione a causa del crollo dei prezzi
Il 2026 si apre con una crisi senza precedenti per gli allevatori di latte dell’Alta Padovana. La Cia denuncia: «Gli allevatori sono stati invitati a produrre di meno, la domanda è crollata»

Il 2026 si apre con la crisi del settore lattiero-caseario nell’Alta Padovana. Nei giorni scorsi alcune cooperative che gestiscono la compravendita del latte sono arrivate a chiedere agli allevamenti di produrne meno a motivo di una generale diminuzione della domanda.
Con la diretta conseguenza che il prezzo riconosciuto agli allevatori sta registrando un forte ribasso.
Crollo del prezzo
Tanto che da gennaio, stante questa situazione, la produzione che supera la quota autorizzata verrà valorizzata, dalle cooperative ai produttori, a 27 centesimi al litro (quando il mero costo di produzione è di 50 centesimi al litro).
«Il prezzo del latte dipende dall’andamento del mercato globale - sottolinea Cia Padova – Stiamo vivendo un momento storico particolarmente delicato; è nell’interesse di tutta la filiera rientrare in tempi brevissimi da questo esubero di latte».
Per quanto riguarda i numeri, circa il 60% del latte prodotto dalle 400 aziende agricole dell’Alta (per 50.000 capi complessivi) è contrattualizzato mediante le cooperative cui viene conferito. Il fatturato annuo provinciale, invece, si aggira sugli 80 milioni di euro.
Cia: allarme da ascoltare
«La comunicazione che invita a una minor produzione – spiega il presidente della zona Cia di Cittadella, Luca Bisarello – è un allarme che va ascoltato, in primo luogo dalle Istituzioni. Non sono i produttori a scegliere il prezzo; al contrario, lo subiscono». Pesanti difficoltà pure per il latte spot, cioè il latte crudo (non ancora trasformato) che viene venduto sul mercato “a pronti”: senza contratti a lungo termine tra allevatori e industrie. Il relativo prezzo può cambiare spesso, come per l’appunto sta succedendo adesso.
«Se sale significa che c’è un’alta domanda, mentre se scende – il caso di questo periodo – vi è abbondanza di latte e una minore richiesta», precisa Cia Padova.
L’accordo di metà dicembre
A metà dicembre è stato raggiunto un accordo al tavolo fra il ministero dell’Agricoltura e le associazioni rappresentative del settore: a gennaio ai produttori verrebbero corrisposti, il condizionale a questo punto è d’obbligo, 54 centesimi al litro, a febbraio 53 centesimi, a marzo 52 centesimi.
«Ritenere che basti un provvedimento per cancellare qualsivoglia difficoltà è soltanto un’illusione – chiarisce il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini - Le previsioni per il mese in corso fanno presagire un ulteriore calo del prezzo spot, già oggi a livelli incompatibili con i costi di produzione. In pratica, gli allevatori stanno lavorando in perdita. Ma le loro attività non sono come delle fabbriche, dove è sufficiente premere un pulsante per fermare la linea».
«La situazione è seria. Ogni attore della filiera è tenuto a fare la propria parte per uscirne al più presto». Oltre al prezzo, conclude il direttore, «è necessario attuare politiche compatibili con la riduzione del latte prodotto».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








