Disabile derubato due volte a Padova: «Ora lascio le chiavi in auto»
La vittima è Diego Dainese, 63enne, residente tra l’Arcella e Mortise. I ladri, a distanza di un mese hanno rovistato nella sua Kangoo: prima le sacche per le stomie e le uova di Pasqua, ora il gilet del fotoclub

«Evidentemente l’auto di un disabile interessa particolarmente ai ladri». Diego Dainese, 63 anni, lo dice con un sorriso amaro mentre racconta l’ultimo episodio che lo ha visto protagonista: nella notte tra mercoledì 8 e giovedì 9 aprile i malviventi sono tornati a visitare la sua Renault Kangoo del 2001, attrezzata per il trasporto di carrozzine. È la seconda volta in un mese.
«Stavolta, per evitare che mi rompessero di nuovo finestrini o serratura, ho lasciato la macchina aperta. Tanto non c’era niente di valore», spiega l’uomo, residente tra l’Arcella e Mortise, che da due anni convive con una disabilità ed è in cura oncologica.
Il bottino? Un gilet del Fotoclub “Ferma l’immagine” di Vigonza, associazione culturale di cui fa parte.
«Prima o poi lo vedrò passare con il gilet addosso e mi farò una bella risata», ironizza, ma dietro la battuta si nasconde l’amarezza di chi si sente preso di mira.
Il primo furto
Il primo furto era avvenuto nella notte tra il 6 e il 7 marzo in via Mancinelli. Allora i ladri avevano forzato la portiera per rubare due uova di Pasqua, rovistando poi nello zaino che conteneva dispositivi medici essenziali: placche e sacche per le stomie di cui Dainese ha bisogno quotidianamente. La sua storia medica è complessa: operazioni, terapie, cinque mesi di ricovero. Vive con due stomie, aperture chirurgiche sull’addome.
L’assegno di invalidità
Ha dovuto chiudere il suo studio professionale a Vigonza e ora vive con un’invalidità che gli garantisce circa 340 euro al mese. «Ero un libero professionista, poi sono diventato disabile e ho perso tutti i miei clienti», racconta.
Ma l’esperienza non lo ha piegato: «Mi sono convinto a impegnarmi ancora di più. Ho costituito un’associazione, promuoviamo incontri per parlare di inclusione e diritti delle persone con disabilità».
La sua auto è «chiaramente quella di una persona con disabilità. Ciò che fa più male non è il furto in sé, ma il segnale di una società dove manca attenzione verso gli altri».
Il danno economico è minimo, ma è il gesto che ferisce. «D’ora in poi lascerò le chiavi dentro l’auto così almeno si faranno un giro. Ma forse non lo faranno visto che va a gasolio e ormai è aumentato molto», la sua chiosa amara. —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








