Dove nascono gli artisti della scena e delle maschere

ABANO TERME. Si è concluso al Teatro Polivalente di Abano il seminario internazionale “Arte della Maschera nella Commedia dell’Arte”. Gli allievi, selezionati tra artisti, scenografi, registi, ogni...
Di Aldo Comello

ABANO TERME. Si è concluso al Teatro Polivalente di Abano il seminario internazionale “Arte della Maschera nella Commedia dell’Arte”. Gli allievi, selezionati tra artisti, scenografi, registi, ogni anno da 27 anni, quasi per un viaggio rituale vengono da ogni parte del mondo, Brasile, Cuba, Messico, Spagna, alla scuola di Donato Sartori (foto).

Ognuno impara a costruirsi una maschera, in legno o in cuoio. È un’impresa artigianale difficile anche sotto la guida di una maestro provetto. Poi la indossa e interpreta un personaggio. In questa creazione c’è gioia, emozione, grande libertà intellettuale e anche uno sbaffo sulfureo. Pensiamo alla persecuzione da parte della Chiesa degli attori che mascherandosi avrebbero oltraggiato la natura umana, pensiamo ad Arlecchino che, nella versione più antica, è Harlequin, il capo delle milizie diaboliche.

Nel lungo percorso di quest’esperienza culturale, oltre 500 giovani da tutto il mondo hanno vissuto la metamorfosi dei sensi e del pensiero che l’attore subisce mascherandosi ed è la maschera che guida e condiziona.

Nella “recita” finale, guidata dall’attore-regista Fabio Mangolini, sono emersi talenti che caratterizzavano gli spettacoli ruzantiani e shakespeariani. L’attore deve saper far tutto: correre, saltare, arrampicarsi, tirare di scherma.

Perfettamente immobili, un uomo e una donna, il volto coperto da “maschere neutre”, da un balcone sul mare vedono gonfiarsi un’onda anomala che si scioglie poco prima di ghermirli. Tutto è espresso con gli atteggiamenti del corpo, senza dire una parola.

Donato Sartori ha collaborato con i più importanti teatri quali il Linving di New York, il Bread and Puppet, Kantor, Peter Brook, il teatro del No in Giappone e altri, e ha diretto per anni in Svezia un laboratorio sulla maschera teatrale.

Lo spettacolo è stato presentato da Paola Pizzi. E’ intervenuta, in rappresentanza dell’Ateneo padovano, la professoressa Caterina Barone.

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