Elezioni a Padova, Giordani farà la sua lista: «Sindaco? Bressa o Micalizzi»
L’attuaòe sindaco: «Io candidato? Mai dire mai. C’è anche l’ipotesi civico. Sulle primarie sto con Silvia Salis. In Provincia auspico il listone unitario, se si trova l’accordo mi dimetto prima»

Rivendica le scelte fatte e traccia la rotta per il futuro, guardando alla sfida del 2027 quando non potrà ricandidarsi a primo cittadino. Ma ribadisce anche la linea che da sempre lo contraddistingue: tenere insieme, evitare strappi.
Della serie: volemose ben. «D’altronde sono un democristiano», ammette candidamente il sindaco-presidente della Provincia Sergio Giordani, con il sorriso stampato sulla faccia, durante il lungo confronto con i cronisti a Palazzo Moroni – tra cantieri del tram, scenari elettorali e partite ancora aperte.

Un sondaggio realizzato da WinPoll per Nord Est Multimedia (editore del mattino e di altri sei quotidiani) certifica che un’eventuale lista Giordani avrebbe un potenziale del 60%. Ci sarà questa lista alle elezioni comunali del prossimo anno?
«Sì, di sicuro. Ho un gruppo eccezionale e credo che questo patrimonio vada assolutamente preservato e valorizzato ancora. Sarà una lista civica fatta di persone pragmatiche e che stimo».
E lei si candiderà per il consiglio comunale?
«Cercherò di non farlo, ma ormai ho capito: in politica, mai dire mai. Più che altro mi interessa che il Comune continui a essere ben gestito e penso sia mio dovere creare tutte le condizioni perché questo possa avvenire. Devo ammettere di essere stato molto fortunato. Ho lavorato bene con una squadra di assessori di grande valore e, dopo tanti anni e nonostante tutto quel che si dice, la gente mi ferma per la strada: mi vuole bene».
I cantieri del tram peseranno elettoralmente?
«No. Siamo stati coraggiosi a fare le nuove linee. Abbiamo devastato la città, ne sono consapevole. I disagi sono importanti, ma i benefici saranno superiori. E i cittadini lo hanno capito benissimo. A breve il Sir3 sarà completato».
Quando entrerà in funzione?
«A metà giugno partirà il pre-esercizio, poi servirà il tempo per le autorizzazioni. Entro l’anno sarà operativo. Controllo personalmente l’avanzamento dei lavori, gli operai sono sfortunati: quando vado a fare la spesa, passo e controllo. Anche stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho chiesto di cominciare a riordinare ove possibile. La città è davvero mia, nel senso che ci tengo moltissimo. Così come tengo all’Interporto e al Calcio Padova».
Nel centrodestra si parla della candidatura di Marcato, vi preoccupa?
«È un buon candidato, sicuramente un nome temibile. Anche l’altra volta voleva candidarsi e non gliel’hanno fatto fare. Ma avrei vinto lo stesso e do per scontato che vinceremo ancora».
Chi sarà il candidato del centrosinistra?
«Non lo so. Si parla molto di Andrea Micalizzi e Antonio Bressa (rispettivamente ex e attuale vicesindaco, ndr), sono entrambi molto validi e credo che siano i più papabili. Ma abbiamo molte persone competenti, anche in giunta, e poi si deciderà insieme agli alleati. Resta anche l’ipotesi del civico».
A esempio il presidente di Interporto Luciano Greco?
«Lo escluderei. È bravissimo, eccezionale, un guru della logistica, ma non credo sia adatto a fare il sindaco».
Azione valuta una corsa autonoma.
«State tranquilli: Pasqualetto (segretario regionale del partito e attuale consigliere comunale, ndr) è con noi».
Primarie sì o no? Qualcuno le vorrebbe.
«Non le ho fatte neanche la scorsa volta, la penso come la sindaca di Genova Silvia Salis: rischiano di dividere, di creare litigi, di metterci l’uno contro l’altro».
E sul piano nazionale?
«I candidati mi sembrano già chiari: Meloni e Schlein. Elly è la leader del primo partito della coalizione».
Capitolo Provincia.
«Le elezioni per il consiglio saranno in giugno, poi ci saranno quelle per la presidenza che scade a settembre. Io non volevo fare il presidente, ma in questi anni ho capito una cosa».
Dica.
«Lavorare in sintonia con il Comune è fondamentale. Non decido io, ma auspico un listone unitario che includa tutti, anche Fratelli d’Italia che oggi sta all’opposizione. E come presidente penso sia importante trovare una persona che conosca bene la macchina amministrativa e sia disposto a collaborare con il prossimo sindaco di Padova».
Il suo vice Daniele Canella (Lega)?
«Dovranno decidere i partiti. Secondo me, servirebbe una persona che abbia la mia vena democristiana».
E lei è disposto a dimettersi in anticipo?
«Se si dovesse trovare l’accordo potrei farlo, altrimenti vado avanti fino a settembre. Anzi, potrei addirittura fare il presidente anche dopo, fino alla fine del mandato da sindaco. Ma non mi interessa: voglio solo che la collaborazione tra enti sia fattiva».
A breve si decide anche il nuovo presidente della fondazione Cariparo: la sfida è aperta.
«È un’istituzione fondamentale per la città e il suo sviluppo futuro. Anche qui sarebbe bene trovare una sintesi, evitando scontri».
Il progetto di un mega store di Leroy Merlin all’ex cattedrale Davanzo in corso Australia è definitivamente tramontato?
«Stanno rifacendo i conti: il costo aumentato di molto. È normale che si valutino costi e ricavi. La politica fa fatica a capirlo, ma gli imprenditori ragionano così. Comunque non hanno mai detto di no. Anzi io sono certo che si farà. Entro qualche mese decideranno, poi ci vorranno un anno e mezzo per i lavori. Sono un eterno ottimista».—
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