Fertilizzanti, i costi al quintale più che raddoppiati in un anno

La denuncia di Cia Padova: «Prezzo schizzato da 40 a 100 euro in poco tempo». L’associazione chiede al Governo misure straordinarie, come per la pandemia

Giada Zandonà
Una coltura di mais a Borgo Veneto, nella Bassa padovana
Una coltura di mais a Borgo Veneto, nella Bassa padovana

Prima il gasolio, ora anche i fertilizzanti: i costi di produzione mettono in ginocchio gli agricoltori. Il prezzo dell’urea, principale concime per mais, grano e orticole, è schizzato dai 40 euro dell’anno scorso ai 100 euro al quintale, aggravando una crisi che rischia di travolgere il settore primario della Bassa padovana, specializzato in queste coltivazioni. A pesare è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha fatto salire i prezzi anche dell’urea, rischiando così di bloccare l’economia agricola.

La denuncia della Cia

«In tre mesi, cioè da fine aprile a luglio, da pochi centimetri le piantine di granoturco crescono fino a un’altezza di tre metri e mezzo. Serve, però, quella spinta decisiva che viene favorita proprio dall’urea», precisa Cia Padova, che sottolinea come il problema non stia nell’approvvigionamento del fertilizzante, ma nel suo costo raddoppiato.

«Senza questo concime la piantina non beneficia di un regolare sviluppo vegetativo», precisa il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello, «la stessa sorte tocca anche al grano, che privo dell’urea in quantità adatta perde il giusto apporto di proteine. A cascata, quindi, anche la qualità delle farine è destinata a venir meno».

Qui entra in gioco una scelta importante che gli agricoltori sono chiamati ad affrontare: «Oggi tanti imprenditori agricoli non sanno ancora se iniziare la prima fase di concimazione, in agenda proprio in questi giorni, perché l’impegno economico e gli sforzi potrebbero poi non essere ripagati al giusto valore nel venduto successivo», continua il presidente.

Margini di guadagno sempre più ridotti

Il settore primario quindi appare ancora una volta «l’anello debole della catena», incapace di poter fronteggiare in modo equo un aumento dei costi e quindi costretto a fare scelte drastiche: «Non possiamo, e non vogliamo, scaricare gli aumenti dei fertilizzanti sui consumatori finali. La diretta conseguenza di questa dinamica è che i margini si stanno riducendo drasticamente. A lungo andare, complici anche l’aumento dei costi dell’energia e del gasolio agricolo, decine di attività agricole padovane potrebbero chiudere i battenti», prosegue Bisarello.

Un piccolo spiraglio però si apre all’orizzonte: con il credito d’imposta relativo al gasolio agricolo il Governo ha fatto un primo passo per rispondere alle istanze poste dalla filiera agroalimentare.

Un passo che può aiutare ma non ribaltare la situazione: «Non basta il credito sul gasolio. In momenti di emergenza servono misure straordinarie da parte della politica, così com’è avvenuto durante la pandemia. Chiediamo degli interventi mirati e continuativi, non solo generiche manifestazioni di vicinanza. In particolare l’Unione Europea». conclude Bisarello. «è chiamata a prendere delle decisioni che considerino l’intero continente, non l’interesse di uno o pochi Stati membri». —

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova