Omicidio Cossi, la polizia a casa di Donadello in cerca di nuovi indizi

Un sopralluogo della Mobile nella villetta di Treponti di Teolo. Nuovi accertamenti per verificare la versione di Masterchef sull’omicidio Cossi

Carlo Bellotto, Gianni Biasetto
La villetta dove viveva Donadello a Teolo
La villetta dove viveva Donadello a Teolo

La polizia è tornata nella villetta di Teolo dove Samuele Donadello, detto “Masterchef”, viveva con i genitori in via De Gasperi a Treponti di Teolo. L’uomo è in carcere, accusato di aver ucciso Marco Cossi, 48 anni, colpito con quasi venti coltellate in una zona isolata di via Isonzo a Padova.

Il nuovo sopralluogo

Gli agenti della Squadra Mobile sono tornati più volte nell’abitazione per raccogliere ulteriori elementi utili alle indagini e verificare ogni dettaglio emerso dopo la ricostruzione fornita dallo stesso indagato durante l’interrogatorio davanti al pubblico ministero e ai vertici investigativi. Ieri mattina, secondo quanto riferito dai vicini, una decina di poliziotti ha fatto nuovamente accesso alla villetta di famiglia, arrivando con auto civili e anche con un furgone.

Si tratta di normali attività investigative di approfondimento, mirate a cercare eventuali riscontri alle dichiarazioni rese da Donadello il 21 aprile negli uffici della Squadra Mobile, quando ha ricostruito la sua versione dei fatti, in parte ammettendo il proprio coinvolgimento nell’omicidio ma sostenendo di aver agito in un contesto di difesa.

I fronti aperti dell’inchiesta

L’inchiesta sull’uccisione di Marco Cossi resta infatti ancora aperta su diversi fronti. Il 48enne era stato trovato agonizzante nella notte tra domenica e lunedì in via Isonzo, una zona isolata della città, raggiunto da quasi venti coltellate che lo hanno ucciso in pochi minuti.

Fin dai primi rilievi gli investigatori hanno escluso l’ipotesi di una rapina, visto che la vittima aveva con sé portafoglio e telefono e l’auto era rimasta sul posto con le chiavi inserite. Tutti elementi che hanno indirizzato subito le indagini verso un incontro programmato con il suo aggressore. Cossi e Donadello, infatti, erano legati da un rapporto personale e professionale: insieme stavano lavorando all’apertura di un food truck, un progetto che per la vittima rappresentava un vero e proprio sogno di cambiamento di vita.

Secondo la ricostruzione della polizia, i due si sarebbero incontrati la sera del delitto per discutere dell’attività.

L’incontro, avvenuto all’interno o nei pressi dell’auto di Cossi, sarebbe poi degenerato in una violenta lite culminata nell’aggressione mortale. Le ferite riscontrate sul corpo della vittima raccontano una dinamica di estrema violenza: colpi profondi a torace, collo e addome, oltre a evidenti segni di difesa sulle mani e sulle braccia, compatibili con il tentativo disperato di respingere l’attacco.

La versione di Donadello

Donadello, dal canto suo, ha fornito una versione diversa, parlando di una discussione sfociata in una colluttazione e sostenendo di aver reagito dopo essere stato aggredito. Proprio per chiarire ogni dettaglio, la Squadra Mobile continua a lavorare senza sosta, passando al setaccio non solo i luoghi collegati all’omicidio ma anche l’abitazione dell’indagato, dove potrebbero emergere elementi utili a confermare o smentire quanto da lui dichiarato. —

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova