L’abbraccio dell’Arma al generale Stefanizzi: «Perdiamo un uomo dall’empatia unica»

Giordani: «Straordinario rappresentante delle istituzioni. Il ricordo dei nipoti: «Per noi sei stato un fratello e un amico»

Felice Paduano

Basilica di Santa Giustina gremita venerdì mattina per il funerale del generale di Corpo d’armata Maurizio Stefanizzi, morto dopo una lunga malattia. Era nato a Bisignano, in provincia di Cosenza, 65 anni fa. Figlio d’arte, da qualche anno abitava in città assieme al suo gatto, a cui era molto affezionato. Dopo essere andato in pensione, viveva in piazzale Santa Croce e spesso andava a pregare nel vicino santuario di San Lepoldo Mandic.

Nell’Arma dal 1976 si era diplomato all’Accademia della Nunziatella, a Napoli e si era laureato all’Università di Bologna.

La bara, ricoperta solo da rose bianche, è arrivata in chiesa seguita dai familiari arrivati da diverse regioni della penisola. Nella navata centrale della basilica centinaia di carabinieri, anche in alta uniforme.

Tra i tributi una grande corona di fiori da parte del comandante generale dell’Arma, Salvatore Luongo. Nelle prime fila anche il sindaco Sergio Giordani il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari, tanti generali e colonnelli, ma anche numerosi militari semplici, che lo hanno apprezzato negli anni in cui ha prestato servizio in città come comandante della Legione Veneto.

Tra i presenti anche il questore Marco Odorisio, l’ex questore Carmine Damiano, il vicepresidente della Provincia Daniele Canella e il viceprefetto vicario Luigi Vitetti e il consigliere regionale Roberto Marcato. La messa è stata celebrata da monsignor Claudio Cipolla e da don Federico Lauretta affiancati da dodici sacerdoti. Prima dell’inizio della liturgia è stato suonato il silenzio.

La messa è iniziata con la lettura dei messaggi inviati dal cardinale Ernest Simoni e dall’arcivescovo Franco Saba. Il vescovo Cipolla ha ricordato con grande affetto la figura, sia umana che professionale del generale sottolineando più volte la sua fede religiosa e i valori di solidarietà verso gli altri che ha portato avanti per tutta la vita. Alla fine della messa solenne, accompagnata da una soprano, sono saliti sull’altare i nipoti che hanno tessuto le virtù del generale, «un fratello e un amico», mentre il generale Riccardo Galletta, ha ricordato i momenti salienti del generale Stefanizzi nel suo lungo percorso da carabiniere in gran parte d’Italia.

«Ciao Maurizio» ha detto il generale «un abbraccio da tutta l’Arma. Abbiamo fatto lo stesso cammino dal 1980. Hai affrontato il calvario della malattia in silenzio e con grande dignità. Tutti i colleghi, compresi i carabinieri al primo anno di servizio, entravano subito in empatia con te perché la tua carica umana era unica».

Di poche parole il sindaco che l’anno scorso gli aveva consegnato anche il sigillo della città. «Un uomo straordinario» ha detto Giordani, in prima fila davanti all’altare «una persona eccezionale che ti diventava subito simpatica. Un uomo delle istituzioni». La salma è stata portata al Cimitero Maggiore per la cremazione. 

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