Fusione Granze e Sant’Elena: «I bambini propongano il nuovo nome per il Comune»

Incontri pubblici il 26 febbraio e il 3 marzo per spiegare il progetto. Spazio alle proposte dei residenti e delle scuole, poi il referendum. I sindaci: «Valutiamo con la testa»

Giada Zandonà
La sindaca Valentina Businarolo
La sindaca Valentina Businarolo

Borgo delle Barchesse, Cortelisina, Granzelena: i nomi in circolazione sono già un piccolo romanzo di campagna, ma la scelta non nascerà nei palazzi ma da un referendum. A proporre le idee saranno i cittadini, con un’attenzione particolare ai più piccoli: i bambini e le bambine delle scuole saranno chiamati a “scatenare la fantasia” per immaginare come potrebbe chiamarsi il Comune che potrebbe nascere dalla fusione di Granze e Sant’Elena.

È uno dei passaggi simbolici di un percorso che entra ancora più nel vivo con due incontri pubblici: giovedì 26 febbraio alle 21 in sala consiliare a Sant’Elena e martedì 3 marzo, sempre alle 21 a Granze, in sala polivalente. Due serate pensate per raccontare la possibile fusione che da almeno dieci anni “galleggia” nell’aria. Sul tavolo non ci saranno solo relazioni tecniche: sono attese le testimonianze dei sindaci di territori che hanno già attraversato questa strada, da Due Carrare a Borgo Veneto fino a Santa Caterina d’Este, l’ultimo nuovo Comune nato dall’unione tra Carceri e Vighizzolo d’Este.

«Vogliamo sfatare falsi miti e paure» spiega il sindaco di Granze Damiano Fusaro, che rivendica il metodo: partire dai fatti, ascoltare chi ha già sperimentato la fusione: «Discuteremo su “come farla”, più che “se farla”. Anche perché tra i due paesi la collaborazione è già concreta. Da anni condividiamo servizi, e dal 2016 abbiamo lo stesso parroco. Le comunità respirano la stessa aria: ci sono strade dove le case a destra sono sotto Sant’Elena e quelle a sinistra sotto Granze».

Lo studio di fattibilità, finanziato dopo un iter avviato nel 2023 e approvato nei Consigli comunali nell’autunno scorso, fotografa due Comuni con fragilità simili, complementari, e soprattutto “sottodimensionati” per reggere la pressione burocratica: «Oggi siamo ridotti all’osso. Mettere insieme le strutture significa avere più di una decina di dipendenti e almeno due persone per settore: è la base per garantire i servizi». Il tema economico resta una leva forte: «Con la fusione avremmo contributi statali pari a quasi 570 mila euro l’anno per quindici anni: per 4.500 cittadini è un treno che non possiamo perdere».

Un sondaggio su campione, effettuato senza informazioni preventive, indica fra i residenti 57% favorevoli, 21% contrari e 17% incerti. «Oggi non c’è una vera opposizione organizzata» continua Fusaro, «ma qualcuno spunterà: è normale, non sarebbe democrazia se fossimo tutti d’accordo su tutto». A invitare alla prudenza e alla partecipazione è la sindaca di Sant’Elena Valentina Businarolo: «È un’opportunità che diamo ai cittadini nella libera scelta del sì o del no. L’unica cosa intelligente è venire agli incontri: decidere a priori non va bene. Mettiamo sul tavolo pro e contro e li analizziamo insieme. Non scegliamo con la pancia, scegliamo con la testa».

In attesa di capire se il percorso porterà al referendum previsto nell’autunno prossimo, le due serate pubbliche puntano a trasformare la tematica in una discussione comprensibile e vicina alla vita quotidiana, tra servizi, uffici, personale, risorse e identità. E proprio sull’identità, si gioca la partita più delicata: «Fusioni come Due Carrare, Borgo Veneto e la recente Santa Caterina d’Este mostrano che l’unione può funzionare, ma chiede tempo, metodo e una comunità che si senta parte del progetto» concludono all’unisono i due sindaci. —

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