Il futuro della Fondazione Cariparo: «Il terzo settore può esprimere la presidenza»
Lo stimolo di Alecci, figura storica del volontariato: «Abbiamo personalità e competenze per guidare una macchina complessa»

«È il momento di dire chiaramente che il Terzo settore non è inferiore a nessuno: siamo in grado di esprimere competenze, capacità e sensibilità in grado di guidare una macchina complessa come la Fondazione Cariparo». Emanuele Alecci parla un po’ al suo mondo, all’orgoglio delle centinaia di organizzazioni che attraverso la solidarietà costruiscono imprese. Ma anche all’esterno, al mondo politico e alla società civile che è chiamata ad esprimere – attraverso il voto dei venti consiglieri generali – il prossimo presidente dell’ente di piazza Duomo, colui che succederà a Gilberto Muraro.
Nella stanza dei bottoni
Alecci è stato per lungo tempo presidente del Csv, il centro servizi volontariato; poi portavoce di Padova capitale europea del volontariato; e oggi presidente della rete del volontariato europeo, senza dimenticare l’esperienza politica con la candidatura alle scorse politiche nel centrosinistra. Nel dibattito sulla Fondazione il suo è prima di tutto un richiamo a un mondo «abituato a bussare piano» e che «spesso non ritiene di essere all’altezza di entrare nella stanza dei bottoni».
Ci tiene a specificare che la sua non è un’auto-candidatura, ma la necessità di superare timori reverenziali. «In questi anni c’è stata l’esperienza delle vicepresidenze, come quelle di Marina Bastianello e Marco Ferrero. Esprimere il presidente sarebbe un segnale di straordinaria lungimiranza. Significa indicare personalità che hanno speso la vita a ricucire le ferite delle nostre comunità».
Niente contro l’autorevolezza delle quattro candidature attualmente in campo (Rosario Rizzuto, Andrea Rinaldo, Cesare Dosi e Giustina Destro), ma «non è mai tempo per il terzo settore – lamenta Alecci – Siamo visti come quelli che mettono i cerotti, invece siamo anche in grado di operare». E, stimolato su una figura in grado di prendere la guida di una realtà così complessa, risponde: «Penso ad Alessandra Coin che siede in consiglio generale. Come lei con Sant’Egidio, a Padova sono diverse le persone che gestiscono realtà di rilievo nazionale».
I finanziamenti a pioggia
C’è poi una considerazione sulla politica della Fondazione che sta facendo discutere, anche sull’onda dell’intervento dell’ex sindaco Ivo Rossi. Ed è quella dei finanziamenti a “pioggia”, distribuiti su centinaia di realtà del territorio. Quando piuttosto si potrebbe puntare su pochi progetti determinanti nell’incidere sulla città. «Capisco questa osservazione – premette Alecci – Ma quelli che possono sembrare progetti piccoli, spesso sono importanti: è un’impressione che può esserci dall’esterno».
Il sostegno della Fondazione, a volte, è fondamentale per piccole organizzazioni di volontariato che hanno poca capacità economica ma che fanno cose straordinarie: «Forse bisognerebbe trovare il modo di aiutare queste piccole organizzazioni non tanto a diventare più grandi, ma a essere più efficienti – prosegue l’esponente del terzo settore – Quindi piccole iniziative che oggi non trovano spazio nei finanziamenti della Fondazione, ma che paradossalmente potrebbero essere molto utili».
E poi c’è il tema dei bandi: «Sono molto preoccupato. E non solo per la Fondazione ma per molte istituzioni – osserva Alecci – A volte servono risorse per andare avanti nella quotidianità e non inventarsi bandi. Altrimenti si diventa progettifici e si perde di vista il proprio scopo».
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