Giustina Destro indagata per corruzione

È rimasta coinvolta nell’indagine sul porto di Imperia. L’accusa: «Ha ricevuto 500 mila euro dall’imprenditore inquisito»

PADOVA. C’è l’imprenditore inquisito che chiede aiuto alla parlamentare per avere una cena con il capo della Polizia. Poi, improvvisamente, un flusso di denaro da Roma a Padova: 500 mila euro per non meglio specificati studi di fattibilità su investimenti immobiliari a Nordest. Giustina Mistrello Destro, 68 anni, ex sindaco di Padova dal 1999 al 2004, è ora indagata per il reato di corruzione. L’inchiesta è quella sul porto turistico di Imperia che l’ex ministro Claudio Scajola voleva trasformare nel più grande scalo turistico del Mediterraneo: un progetto faraonico da 400 milioni di euro su cui si era buttato a capofitto l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone, 73 anni, poi accusato di evasione fiscale e truffa ai danni dello Stato. In tutto questo calderone è rimasta invischiata anche Giustina Destro. Gli accertamenti sono condotti dalla Guardia di finanza. Il fascicolo è sul tavolo del pubblico ministero Maria D’Arpa.

Le intercettazioni. Tutto nasce dalle intercettazioni telefoniche condotte tra il 2010 e il 2011, periodo in cui la Destro sedeva in parlamento nelle fila del Pdl e ricopriva la carica di componente della Commissione anti contraffazione. Lei, così inserita nei salotti romani, è divenuta ben presto il punto di riferimento per l’imprenditore nei guai con la giustizia. Francesco Bellavista Caltagirone voleva andare a cena con il capo della Polizia Antonio Manganelli. E per arrivare a lui non ha esitato a chiedere aiuto all’ex sindaco di Padova, esponente politico all’epoca legata all’ex ministro Claudio Scajola. Gli accertamenti prendono corpo proprio sulla base delle telefonate intercorse tra i due.

Fatture per 500 mila euro. I militari della Fiamme gialle hanno sequestrato una decina di fatture per l’importo di 500 mila euro. Fatture emesse da Giustina Destro (titolare di due partite Iva) e pagate dalle società che fanno riferimento a Bellavista Caltagirone: Società dell’Acqua Pia Antica Marcia e Acqua Marcia Holding Spa. Nella causale si fa riferimento a «prestazioni professionali per studi di fattibilità e investimenti immobiliari a Nordest e opportunità di business nel settore portuale a Trieste». Le transazioni di denaro ci sono state ma degli studi di fattibilità, fino ad ora, nessuna traccia. Il sospetto degli investigatori (ancora tutto da dimostrare) è che i 500 mila euro siano stati versati anche per agevolare la partecipazione ad una cena con i potenti, in particolare con il capo della Polizia. L’obiettivo? Avere informazioni sull’andamento dell’indagine relativa al porto turistico. Manganelli, dal canto suo, ha sempre smentito di aver avuto colloqui da solo con Bellavista Caltagirone, spiegando di averlo incontrato in un’unica occasione: una cena pubblica organizzata proprio da Giustina Destro. Ora non può più dire nulla: è morto l’anno scorso dopo una grave malattia.

Da Imperia a Padova. L’inchiesta è passata al vaglio di tre Procure. È nata a Imperia ma appena gli investigatori si sono resi conto che tra i protagonisti c’erano un imprenditore romano (Bellavista Caltagirone) e un parlamentare della Repubblica (Destro), tutto il fascicolo è stato trasferito a Roma. Lì sono emerse le transazioni di denaro, con i bonifici accreditati su conti correnti a Padova. Da qui la nascita del cosiddetto “filone” padovano, nelle mani del sostituto procuratore D’Arpa. Il mese scorso la Guardia di finanza è scesa a Roma e ha perquisito le sedi dell’azienda del gruppo Acqua Marcia. Hanno sequestrato tutte le fatture incriminate emesse da Giustina Destro come persona fisica o per conto di una società di relazioni esterne da lei amministrata.

@enricoferro1

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